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Le prime parole: «Gli Nta non esistono»

 VENEZIA. Sono state le tessere telefoniche a «tradirli», come è accaduto per i loro amici delle nuove Brigate rosse: le hanno usate, da cabine pubbliche, sia per far trovare i loro corposi proclami sia per telefonare alla morosa o alla mamma. Così, gli investigatori delle Digos venete e friulane sono arrivati a Luca Razza, udinese di 36 anni, arrestato in casa della fidanzata a Maniago, in provincia di Pordenone. Mentre Giannantonio Pigat (30 anni, udinese), bloccato a Tavagnacco, è stato identificato in un secondo momento, grazie a pedinamenti ed intercettazioni. Sono accusati di aver partecipato all’associazione sovversiva denominata Nuclei territoriali antimperialisti e sono i primi volti collegabili a questa sigla della galassia terroristica.
 Non è certamente la figura di militante rivoluzionario che molti potrebbero attendersi quella di Razza: nel 1998, ad esempio, si presentò candidato per il Consiglio comunale del capoluogo friulano in una lista civica con spiccate connotazione di destra, poi ci sono le sue frequentazioni anarchiche. Ieri, è stato il primo ad essere interrogato dal giudice Licia Marino e ha spiegato di non voler parlare subito, però ha lasciato capire che ha l’intenzione di farlo, così il pubblico ministero che coordina le indagini, Luca Marini, ha fissato un secondo interrogatorio per martedì. Una frase, però, l’ha detta: «Non appartengo agli Nta e comunque non esiste un’organizzazione terroristica che si chiama così».
 Il pm Marini, e gli investigatori delle Digos di Venezia, Padova, Pordenone, Udine e Trieste, però, non hanno dubbi: Razza ha fatto almeno tre telefonate per conto degli Nta, nel 1999. Quella che ha rivendicato gli attentati alle sedi Ds di Verona, quella con la quale è stato fatto ritrovare una risoluzione del gruppo a due passi dalla tangenziale di Mestre e una terza. Non solo, Razza era a Verona quando gli Nta hanno fatto recuperare l’ennesimo documento, ma ritenuto importante più di altri perchè era il primo che rivendicava l’omicidio di Marco Biagi, dopo il suo assassinio a Bologna.
 Ed è indagando poi sulle frequentazioni dell’udinese che gli inquirenti sono arrivati al neolaureato in Scienze Politiche Pigat: nessuna telefonata è contestata al più giovane presunto appartenente agli Nta che sarà interrogato stamane nel carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia, dove sono stati trasferiti entrambi. Sia Razza sia Pigat non hanno alcun precedente penale, ma il secondo è stato perquisito in ottobre, dopo gli arresti dei brigatisti romani e toscani. A lui erano arrivati controllando i file dei brigatisti finiti in manette ed era stato anche sentito in qualità di persona informata sui fatti (a lungo ha risieduto a Bologna per frequentare l’Università e ogni settimana tornava in Friuli almeno per due giorni). Con lui, lo stesso giorno, era stato perquisito un altro presunto appartenente agli Nta, il triestino Fabio Sgarbul, sospettato di aver redatto e fatto trovare nel novembre 2001 un’altra risoluzione firmata Nta.
 Gli uomini della polizia, la notte scorsa, oltre ad arrestare i due sospettati, hanno eseguito anche una decina di perquisizioni, a Milano, a Udine, a Maniago e in alcuni paesi dell’udinese, ad Artegna, a Mortegliano, a Campoformido, a Manzano e a Pagnacco. Sono stati trovati numerosi documenti, computer, alcuni grossi petardi e anche varie parrucche. Alcuni documenti portano ai Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, i famosi Carc di Giuseppe Maj, l’anziano dirigente arrestato a Pargini nel giugno dello scorso anno e non ancora estradato.
 In una conferenza stampa, ieri, il procuratore della Repubblica Vittorio Borraccetti ha spiegato che «i due arresti sono avvenuti perchè sono stati trovati elementi che indicherebbero la partecipazione di Razza e Pigat ai Nuclei Territoriali Antimperialisti». «L’accusa, in base all’articolo 270 bis del Codice Penale - ha proseguito il magistrato - è di partecipazione ad associazione finalizzata al terrorismo e all’eversione dell’ordinamento democratico. Questo è un momento importante di indagini che durano da anni, ma non è certo definitivo: riteniamo di aver trovato il bandolo di una matassa che ci può far capire cosa c’è dietro gli Nta». Insomma, per gli inquirenti è soltanto il primo passo per smantellare quella che fino ad ora era stata definita l’agenzia di propaganda delle Br. L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Marino è «la prima pronuncia giuridica che inquadra e riconosce la natura eversiva di questa organizzazione, finora conosciuta soltanto attraverso la sigla comparsa nei documenti di rivendicazione».

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