«Divise sexy per le giocatrici? No, grazie»

LONDRA.Una proposta che rischia di scatenare una nuova guerra tra i sessi: Sepp Blatter si augura che le calciatrici in futuro indossino divise più aderenti e sexy per rinnovare l'immagine del calcio femminile, esaltandone cosi maggiormente «l'estetica femminile». Secondo il numero uno del governo mondiale del calcio le donne dovrebbero seguire l'esempio di altri sport, come la pallavolo e il beach volley, in cui le atlete indossano completi fascianti e succinti, che ne valorizzano l'immagine. Con una strizzata d'occhio all'immaginario sexy maschile.
«Potrebbero per esempio indossare pantaloncini più aderenti - ha dichiarato Blatter al giornale svizzero Sonntagsblick - Le ragazze che giocano a pallone sono molto carine. Già adesso loro seguono regole diverse rispetto agli uomini, come per esempio l'uso del pallone più leggero. Cambiamenti decisi per favorire un gioco più femminile. E allora perchè non seguire questo principio anche nell'abbigliamento?».
Apriti cielo! Neppure il tempo di far girare l'intervista sulle agenzia di stampa, che hanno cominciato ad arrivare le stizzite reazioni delle dirette interessate, contrariate ai limiti dell'offesa per le parole di Blatter.
«Non sa di cosa parla - gli ha risposto Pauline Cope, portiere della nazionale inglese e del Charlton - Non è vero che usiamo palloni più leggeri e chiederci di giocare con pantaloncini stretti è ridicolo. E' del tutto irresponsabile per un uomo di quel potere fare determinati commenti».
Probabilmente Blatter ha ancora negli occhi l'esultanza osè di Brandi Cheston, nazionale americana, che celebrò il gol-vittoria ai Mondiali '99 alzando la maglietta e mostrando in mondovisione il reggiseno. Ma le sue colleghe oggi difendono un maggior pudore e compattamente rifiutano nella forma e nella sostanza la proposta dei dirigenti Fifa.
«Dieci anni fa abbiamo giocato con divise più aderenti - ricorda Marianne Spacey, manager del Fulham - ma nessuno se ne accorse. Ciò significa che non è cosi che si crea attenzione per il nostro movimento».
Il fronte del «no» attraversa compatto tutto il pianeta, dagli Stati Uniti all'Europa, rivendicando con orgoglio la natura agonistica, e non estetica, del gioco. «Se gli spettatori vogliono vedere delle modelle che vadano a comprarsi una copia di Playboy», archivia la proposta Lise Klaveness, giocatrice norvegese.