ARCHIVIO il mattino di Padova dal 2003

Giulio Paggi, a cavallo di tre secoli


di Eleonora Bujatti
 Diaz e Cadorna. Per i più non sono che i nomi di due strade vicine fra di loro, o solo poco più di un ricordo scolastico, ma per chi ha combattuto nelle trincee della Prima Guerra Mondiale tra Diaz e Cadorna corre la stessa differenza che c’è tra vittoria e sconfitta.
 Sarà il destino, sarà il caso, sarà il sorriso della storia, fatto sta che Giulio Paggi, classe 1896, che a Caporetto è stato catturato e deportato in Germania, vive proprio qui, all’incrocio tra via Diaz e via Cadorna.
 «Sono stati tredici mesi di prigionia e fame, in cui si mangiavano solo bucce di patate» racconta quest’uomo che con i suoi 108 anni è il più anziano di Padova. «Poi sono riuscito a scappare. Venticinque chilometri al giorno a piedi e sono arrivato in Francia, sano e salvo». Con un sorriso soddisfatto ci mostra le sue medaglie, le sue decorazioni.
 «Sono nato ad Alessandria d’Egitto, ma i miei genitori erano italiani. Così mi hanno chiamato alle armi, ero artigliere di campagna». Dopo la guerra ha girato l’Italia: prima Genova, Trieste, Fiume, poi Udine, dove ha abitato a lungo e ha aperto un negozio di oggetti per ufficio, e infine Padova. «Ho lavorato sino a novant’anni».
 Nel 1924 si è sposato con una veneziana, Alice. «Mia moglie aveva sei mesi meno di me; è morta nel’97. Aveva 101 anni». La casa di Giulio è accogliente, ricca di oggetti come le case che vogliono contenere tutta una vita; ci sono le foto della figlia, dei nipoti, dei pro-nipoti, e ci sono le immagini prima in bianco e nero e poi a colori della moglie, anche il brindisi dei settant’anni di matrimonio. Sotto la televisione, le videocassette della Tosca e dell’Otello, e sulla parete un pianoforte, «l’hobby di papà», spiega la figlia Liliana.
 Ma come si fa a vivere così a lungo? «Papà ha sempre condotto una vita sana». Tanti anni senza smog, senza onde elettromagnetiche, senza vacche alimentate ad ormoni. «E senza stress», aggiunge il dottor Fabio Tamellini, primario della seconda divisione di lungo degenza geriatrica del monoblocco ospedaliero, che da anni segue il signor Paggi. «La longevità e l’invecchiamento sono oggetto di due diverse tesi: per la teoria endogena tutto è già scritto nel Dna, mentre i sostenitori della teoria esogena ritengono che sia fondamentale un corretto stile di vita».
 Una mappa genetica completa, scritta per la prima volta solo pochi mesi fa, potrebbe dunque dirci qual è indicativamente la nostra aspettativa di vita, ma l’esame è molto complesso e poi, davvero lo vorremmo sapere? Meglio forse seguire i consigli del dottor Tamellini: mangiare sano, camminare almeno mezz’ora al giorno a passo sostenuto, non fumare, bere uno o due bicchieri di vino rosso al giorno e vivere assolutamente senza stress.
 «C’è un legame strettissimo tra soddisfazione personale e benessere fisico: mens sana in corpore sano è un detto tanto antico quanto saggio», conclude il dottore. Ma si deve avere riguardo alla qualità della vita anche nel momento in cui una persona, tanto più se anziana o molto giovane, dovesse avere bisogno delle cure ospedaliere.
 «Per questo ed altri fini è nata l’associazione “Insieme per la qualità della vità”», spiega il suo presidente Leo Ercolin. «Dal 1996 ci impegniamo a sollecitare uomini, istituzioni e associazioni di volontariato affinché venga garantito a tutti ed in ogni ambiente il diritto alla dignità e alla assistenza». Leo Ercolin e la sua associazione hanno portato a Giulio Paggi un cesto gastronomico e un plaid ricamato a mano, per festeggiare il sorriso di un uomo che ha attraversato tre secoli di storia.