Il castello del calcio Le spese folli del «paron»

MILANO. Il crack della Parmalat non mette in crisi solo il Parma Calcio ma anche una miriade di società che Calisto Tanzi aveva foraggiato, soprattutto in Sudamerica. Le preoccupzioni crescono con il passare dei giorni, fra i tifosi del Deportivo Italchacao, attualmente quinto in classifica in Venezuela. Presidente della società è nientemeno che Giovanni Bonici, direttore di Parmalat Venezuela, colpito da ordine di cattura per concorso in bancarotta. Bonici ha detto che si presenterà dai giudici di Parma. E al Deportivo chi ci penserà? Attorno alla squadra, a Caracas, c'è tutta la comunità italiana tranquillizzata dai dirigenti locali.
«In Venezuela - dicono - le nostre attività vanno bene, non ci sono problemi economici». E già, si fa presto a dire di stare sereni. Ma se in Italia arrestano il presidente, qualche effetto del disastro potrebbe avvertirsi anche qui. Grave, sul piano sportivo e non solo, è anche la situazione in Nicaragua. Qui ci sono migliaia di allevatori che vendono il loro prodotto alle filiali di Parmalat e poi, terza in campionato, c'è proprio la Parmalat Managua, squadra della capitale allenata da Maurizio Battistini (che a Parma era l'allenatore delle giovanili). Per restare in Sudamerica, ecco sponsorizzato da Parmalat anche l'Audax Italiano di Santiago (Cile), dodicesimo in classifica.
In Uruguay il cavalier Tanzi ha fatto le cose in grande: ha sponsorizzato nientemeno che il Penarol, 47 scudetti cuciti sulle maglie, meglio della Juventus.
A San Paolo, poi, la Parmalat Brasile ha addirittura rilevato il Palmeiras (nel 1992) arrivato a vincere la Coppa Libertadores nel 1999. In anni più recenti (2001), però, è arrivata un po' di crisi e insieme a tanti licenziamenti anche il Palmeiras è stato abbandonato al suo destino. Dal Sudamerica all'Europa dove, ad essere preoccupati, sono i tifosi del Videoton Parmalat (in Ungheria), quelli del Cska Mosca e dell'Olympique di Marsiglia.
E in Italia? Calisto Tanzi acquista il Parma il 19 luglio 1990. La squadra è stata da poco promossa in serie A e il patron della Parmalat non bada a spese.
Negli anni arrivano giocatori che porteranno il Parma a vincere coppe europee e a ben comportarsi nel nostro campionato. Chi non ricorda, con la maglia gialloblù, campioni come Zola e Stoickov, Crespo e Veron, Cannavaro e Buffon (preso ragazzino e ceduto alla Juve per 90 miliardi), Thuram e Milosevic (pagato caro e poi quasi regalato). E che dire di Passarella, l'allenatore argentino pagato 6 miliardi ed esonerato dopo 5 sconfitte consecutive? Ma questo fa parte del passato. Il presente dice che ci sono 77 milioni di euro di debito a fronte di un capitale sociale di 52 milioni. Le azioni (per il 98,7%) sono nelle mani di Parmalat Finanziaria, quindi di Enrico Bondi, che di sicuro non metterà mani al portafogli (attualmente vuoto) per ricapitalizzare la squadra di calcio. Forse, in questo mese di gennaio, alcuni giocatori saranno ceduti. Gli stipendi di questi mesi, si dice, saranno pagati con i soldi di Moratti che ha già versato 22 milioni per riscattare la metà di Adriano.
Poi la società sarà venduta, ma Barilla si è chiamato fuori e, con i conti in disordine, non sarà facile convincere altri imprenditori ad investire nell'ex giocattolo di Tanzi. (.g.f.)