Il cugino di Appiah al «Citta»

OSPEDALETTO EUGANEO.Il trasferimento del ghanese Appiah dal Brescia alla Juventus è stato uno dei colpi più significativi della prima fase del «calciomercato». Nella nostra provincia gioca, invece, il cugino Abel Hammond, 18 anni compiuti il 6 gennaio scorso, che sembra prossimo a ripetere la brillante carriera dell'illustre parente. Non è un centrocampista centrale come il neo-bianconero, ma un veloce esterno che fa dello scatto e delle veloci sovrapposizioni con i compagni di reparto le sue principali caratteristiche. A lanciarlo ci ha pensato l'Ospedaletto Euganeo, che l'ha impiegato sia in prima squadra che con gli juniores. A fine stagione gli ha posato gli occhi addosso il Brescia, ma alla fine l'ha spuntata il Cittadella, che lo inserirà nella squadra Primavera. «Hammond ci è stato segnalato dall'Afm, un'associazione che opera per lo sviluppo del calcio africano. Noi l'abbiamo messo in prova schierandolo in diverse occasioni - spiega il presidente gialloblù Battistella - L'Ospedaletto collabora con il settore giovanile del Cittadella, che ce l'ha richiesto dopo averlo visto giocare».
Il suo esordio in Prima categoria non è stato però fortunato. L'allenatore dell'Ospedaletto Di Chiara lo ha schierato nel girone d'andata come seconda punta, a supporto dell'argentino Piacquadio, ma i terreni pesanti e la mancanza di intesa con il sudamericano ne hanno frenato il decollo. E cosi si è dovuto attendere gennaio per registrare l'«esplosione» del giocatore nel sentito derby fra gli juniores gialloblù, all'epoca desolatamente ultimi in classifica, e i pari-età dell'Este, in corsa per la vittoria nel girone. Sembrava profilarsi l'ennesima sconfitta ma Hammond in quella partita ha fatto il diavolo a quattro, mandando letteralmente in tilt i suoi malcapitati marcatori. Per fermarlo gli avversari hanno inizialmente adottato una difesa ad uomo, salvo poi ripiegare sul fuorigioco alto ed infine sul sistematico raddoppio di marcature. Tattiche inutili: l'Ospedaletto ha vinto 6-1, con doppietta e due assist smarcanti del talentuoso ghanese. «Abel ha i tempi giusti per giocare a calcio: sa sempre come e dove dare la palla ai compagni. E quando scatta in progressione, pare inarrestabile - spiega Di Chiara - Gli prevedo un sicuro futuro fra i professionisti perchè ha doti tecniche e fisiche per sfondare. Ultimamente si è anche molto irrobustito».
Ma la vita dei giovani calciatori immigrati in Italia non è per niente facile. Hammond si allena tutte le sere dopo aver trascorso l'intera giornata a studiare e a lavorare nel collegio Sarchieri di Montagnana. A pagargli una parte della retta ci ha pensato l'illustre cugino. Nei week-end dorme in casa del procuratore Ricci, trascorrendo parte del proprio tempo libero nella casetta che ospita il bar e gli spogliatoi dello stadio dell'Ospedaletto. Non sa l'italiano ma si integra alla perfezione con i compagni. «I nostri dialoghi erano frasi fatte del tipo: 'Come va?" o 'Tutto bene": più in là non si andava. Parlavamo in inglese per capirci e lui era sempre disponibile e simpatico» ricorda Corrado Perseghin, uno dei suoi migliori amici.
Ora Hammond, di religione cattolica, è in vacanza dai parenti in Ghana e ritornerà in Italia solo a fine mese per aggregarsi alla Primavera granata.
(Gerardo Muollo)