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Le tre idee di Cirio per il Canavese

di Rita Cola w IVREA Tre idee per il turismo e anche qualche risorsa. L’assessore regionale al Turismo Alberto Cirio cita suo nonno (e si guadagna l’applauso) che diceva che bisogna dare metà idee e metà soldi. E allora, da langarolo pratico e abituato ad avere a che fare con le potenzialità dell’eccellenza come richiamo turistico offre tre idee (e qualche risorsa dai fondi Fas) e dà un appuntamento fra sei mesi per fare il punto. Lo fa al termine di un intervento brillante, al convegno sul turismo promosso sabato mattina in Confindustria Canavese, in cui arriva persino a raccontare di quando, nel 1994, organizzò una ricerca del tartufo a Central park, con l’intervento niente di meno che di Mario Cuomo, che conosceva il Barolo e ne collocava la presenza in un’area geografica tra Venezia e la Costa Azzurra. La prima idea di Cirio è legata alla creazione di un grande evento di carattere sportivo per richiamare in Canavese turisti «motivazionali». Quale tipo di evento? Lo decida il territorio, qualcosa, negli ultimi anni, è stato fatto e molto si può ancora fare. Cirio si è impegnato ad aprire i cordoni della borsa. Seconda idea (francamente più difficile da realizzare): lo Storico carnevale di Ivrea, evento catalizzatore di turismo per eccellenza, dura troppo poco. Ebbene sì, una settimana è poco e bisognerebbe dilatarlo, per cucirci addosso altri eventi. Impossibile? Cirio cita nuovamente la fiera del tartufo che, per ragioni turistiche, è stata allungata a dismisura. Terza idea: i castelli. «I castelli del Canavese - afferma - sono più belli di quelli della Loira e non ho timore a dirlo. Quelli della Loira, però, sono più accessibili e in rete. E allora bisogna lavorarci anche qui e, ove possibile, metterci uno chef stellato. Perché i ristoranti di lusso attirano e, con i castelli, possono essere promossi insieme. Pensate a una famiglia di Dusseldorf, che si è fatta millecinquecento chilometri in auto per visitare la Venaria Reale. Uscita di lì, può tranquillamente farsi un’ora di auto per cenare in un ristorante stellato». Tre idee e un impegno su cui lavorare. E l’assessore regionale aveva avuto prima modo di illustrare dati e tendenze turistiche. I dati del turismo in Piemonte sono buoni, anche se drogati, ogni anno, da grandi eventi, dall’ostensione della Sindone a Italia 150. Solo l’ostensione della Sindone, tanto per fornire un dato, ha attivato a Torino qualcosa come due milioni di turisti. Quanto ai dati, ancora, va sottolineato che il 2011 si è chiuso con un 6% in più di presenze. I due terzi sono italiani, un terzo stranieri. E dei due terzi di italiani, il 65% è piemontese. Cirio spiega di non nascondere le difficoltà, ma dice di rifiutarsi di nominare anche una sola volta la parola “crisi”: «Nel settore turistico è un vocabolo da bandire». Bisogna ingegnarsi, però, perché le risorse sono poche e sono finiti i tempi in cui si potevano spendere molti soldi per lanci promozionali a trecentosessanta gradi. Dice Cirio che bisogna puntare sull’efficacia. Tra l’altro, da langarolo pratico, ha una visione totalmente laica del turismo: «Il turista è un turista. Il russo che viene a comprare Dolce&Gabbana all’outlet di Serravalle Scrivia è un turista come il pellegrino che è venuto all’ostensione della Sindone». Cirio mette lì un altro aneddoto: «Mi avevano chiesto di parlare a un convegno in Russia sul turismo. E io mi ero preparato con la storia e i monumenti del nostro Piemonte. Bene, mi hanno chiesto di parlare degli outlet, in Piemonte ne abbiamo tre». Tutto questo perché è cambiato l’approccio. Il turismo di motivazione ha preso totalmente il posto di quello di destinazione. Ed è quindi fondamentale studiare e creare le «motivazioni». Come si fa? «Si comunicano le eccellenze, partendo da quelle conosciute e, un minuto dopo, si parla dei luoghi. Quando noi decidiamo di andare a vedere un monumento o ad assistere ad un evento non ci preoccupiamo in quale provincia si trovi». Cirio dice di crederci davvero: «Eccellenze ne abbiamo. E dobbiamo essere i primi a crederci». E giù un altro aneddoto: «Sapete quali sono le escursioni nell’albergo più in di Dubai? Un corso di cucina italiana, dove lo chef insegna a cucinare, si fa una prova e si mangià ciò che si è preparato. Seguono una gita in un outlet con firme di alta moda italiana e un giro in un autodromo nel deserto a guidare la Ferrari». E se, quindi, in casa c’è tutto e bisogna valorizzare e crescere, l’assessore ricorda il valore della concorrenza e dell’offerta turistica. Non servono altri posti letto in Piemonte, ma in Canavese sì. Per Cirio la concorrenza alza la qualità e migliora complessivamente l’offerta. Certo, non è facile. Bisogna puntare sulle eccellenza: «E anche la scelta di puntare ad essere sito Unesco è ottima e va in questa direzione. Poche cose, si devono fare, ma di altissima qualità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA