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Intesa su farmacie e taxi è scontro sulla Tesoreria

di Paolo Carletti wROMA Solo nella serata di ieri è stato sciolto il nodo riguardante la Tesoreria unica, con un compromesso in commissione Industria del Senato che rimanda a possibili cambiamenti della norma quando ne discuterà la Camera. Un mezzo dietrofront da parte del governo, che dopo le proteste e i colloqui con i leader dei partiti, ha dovuto prendere atto che il sentiero da stretto si era fatto impraticabile. La formulazione del decreto prevedeva di imporre agli enti locali il trasferimento del 50% dei loro tesoretti nelle casse dello Stato. Ma Regioni, Province e Comuni, soprattutto in Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, avevano annunciato raffiche di ricorsi. Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani aveva avuto nel pomeriggio un colloquio col premier Monti, sollecitando una profonda modifica dell’articolo. Quindi intorno alle 20, con la Commissione incagliata da ore sulla Tesoreria, è arrivato il compromesso. Dopo quello dell’Imu sui beni della Chiesa, questo era l’altro grande scoglio per il governo. Ora il decreto legge sulle Liberalizzazioni può procedere. Oggi la discussione al Senato, quindi il voto, ma vista l’aria è probabile che Monti decida di porre la fiducia, così da sveltire i tempi e schivare gli emendamenti (circa 1.500). Avanti tutta dunque con 5mila nuove farmacie (una ogni 3.300 abitanti), e riconoscimenti importanti per le parafarmacie che potranno vendere anche farmaci veterinari con ricetta e avere laboratori per le preparazioni galeniche. Nelle farmacie arriveranno anche le medicine monodose. «Grande amarezza» espressa da Federfarma, mentre per l’Ordine dei farmacisti «il servizio farmaceutico subisce un forte indebolimento». Ma le lamentele riguardano un po’ tutti, tassisti a parte, che la spuntano ancora: licenze in mano ai sindaci, e Autorità spuntata visto che potrà solo ricorrere al Tar se il suo parere sarà disatteso. Scontenta invece la presidente degli Industriali Emma Marcegaglia per il «balzello» imposto alle società con ricavi superiori ai 50 milioni di euro: dovranno versare un contributo dello 0,08 per mille del fatturato per finanziare l’Antitrust (che aumenterà di 20 unità la pianta organica). «Il contributo è esiguo – ha detto Marcegaglia – però enti come l’Antitrust dovrebbero essere pagati con soldi pubblici». Semaforo verde quindi per la separazione tra Eni e Snam entro settembre del 2013. Obiettivo quello di creare maggiore concorrenza nel settore, con assetti societari tutti da definire. Deciso anche lo scorporo tra Fs e Rete Ferroviaria, mentre per i servizi pubblici locali cambiano i parametri: i bacini territoriali non dovranno avere necessariamente l’estensione minima della provincia. Spariscono alcuni obblighi bancari (come il conto corrente se si apre un mutuo in una banca), e una serie di commissioni. Importante la decisione sulla Protezione civile, che non potrà più gestire i Grandi Eventi (quelli che hanno fatto la fortuna della famosa «cricca» durante la gestione Bertolaso). Soddisfazione nel Pd. La presidente del gruppo al Senato Finocchiaro: «Il giudizio è positivo e il contributo del Pd è stato fondamentale». Gasparri (Pdl) su Twitter: «Su taxi e farmacie abbiamo cambiato in meglio il testo». Mentre Casini (Udc) avrebbe voluto «più coraggio da parte dell’esecutivo. Ora se il provvedimento rischiasse di essere annacquato, ben venga la fiducia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA