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Finmeccanica verso la resa dei conti

ROMA L’inchiesta sugli appalti Enav che lega a filo doppio l’Ente nazionale di assistenza al volo e Finmeccanica in un sistema di favori e mazzette, punta verso il cuore della holding industriale. La bufera investe i piani alti di Finmeccanica e il presidente Pier Francesco Guarguaglini ieri ha dato disposizioni perché si convochi al più presto un consiglio d’amministrazione. Una decisione che arriva il giorno dopo la notifica dell’iscrizione nel registro degli indagati al direttore delle relazioni esterne Lorenzo Borgogni. L’ipotesi di reato contestata dal pm Ielo al numero due di Guarguaglini è finanziamento illecito ai partiti. Più esattamente nelle carte dell’ordinanza si fa riferimento ad una sorta di “tangente” legata all’acquisto della barca dell’onorevole Marco Milanese, pagata (da Massimo De Cesare, titolare della Eurotec, società controllata dalla Print Sistem di Tommaso Di Lernia) un prezzo superiore rispetto al suo valore reale («una sopravvalutazione di almeno 300mila euro» si legge nelle carte). Il gip Anna Maria Fattori però non ha firmato per l’arresto di Borgogni perché il suo coinvolgimento non risulterebbe provato. Decisione che Ielo sta valutando di impugnare davanti al Tribunale del riesame. Intanto ieri è stato anche il giorno in cui Borgogni si è autosospeso dal suo incarico «pur nella certezza di aver operato legalmente». Un «atto» che l’ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi, ha definito «opportuno». L’accelerata delle indagini su Finmeccanica sembra dunque preoccupare i suoi vertici. E a ben ragione, visto che per gli inquirenti il dirigente della holding potrebbe spiegare meglio le relazioni tra politici e aziende di Stato. Borgogni (nato a Siena, classe 1952) lo scorso marzo è stato interrogato dai pm di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sulla P4 e, già allora, ha rivelato che «i membri del Cda di Finmeccanica provengono formalmente» dal ministero dell’Economia, ma in realtà «sono il prodotto di una mediazione politica all’interno delle componenti della maggioranza di governo dove il tavolo di compensazione è a palazzo Chigi e dove confluiscono le richieste dei ministeri di riferimento, come Difesa e Sviluppo Economico». Lorenzo Cola (ex “consulente globale” di Finmeccanica) ha parlato ai pm di Borgogni come dell’uomo che doveva «tenere i legami con i politici che avevano rapporti con le società del gruppo». Ora i pm vogliono capire se dietro la spartizione politica delle cariche ci sia anche un sistema di tangenti. (a.d’a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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