Arnulfi, il ‘padre' dei carabinieri di Milano e Napoli

I l Risorgimento vide protagonisti ovviamente anche tanti canavesani, a livello diplomatico come sui campi di battaglia. Molto si è scritto di personaggi del calibro di Costantino Nigra e dei generali Ettore Perrone di San Martino e Ferdinando Pinelli, tanto per citarne alcuni. Approfittiamo dell'occasione del 150º dell'Unità d'Italia per illustrare la figura di un altro generale, un valperghese poco noto oltre i ristretti confini della terra altocanavesana.
Si tratta del generale dei carabinieri Trofimo Arnulfi, che di Valperga fu sindaco dal 1875 al 1880 (anno in cui mori), oltreché deputato del Collegio di Cuorgné per cinque legislature.
Trofimo Arnulfi nacque dal notaio Mattia e da Carlotta Agnelli nel 1803 a Scarena (Nizza) e quindi era conterraneo di Giuseppe Garibaldi, nato quattro anni più tardi nel capoluogo di quel lembo di costa passata alla Francia nel 1860. I legami con il Canavese di Arnulfi, che dopo gli studi si era iscritto all'Accademia Militare, intraprendendo la carriera nell'arma dei carabinieri, si fecero mano a mano più saldi dalla data del matrimonio, contratto il 9 luglio 1837 con la valperghese Maria Petronilla Teresa Agata Anselmi.
La coppia ebbe sette figli, di cui quattro femmine e tre maschi. Di questi, il primogenito Giuseppe segui le orme paterne diventando colonnello dei Regi Carabinieri e pur mantenendo sempre la residenza a Valperga svolse la sua attività a Macerata e a Parma. All'ultimo figlio, nato nel 1849 nella caserma dei carabinieri di Piazza Carlo Emanuele II a Torino (dove la madre mori durante il parto), fu dato il nome di Alberto, che una volta adulto l'avrebbe mutato nell'anagramma Fulberto Alarni: pseudonimo familiare agli appassionati di poesia dialettale piemontese, che hanno avuto modo di apprezzarne versi e commedie in vernacolo, il cui ‘corpus' è costituito dalla raccolta Sonetti e Drolarie.
Il trisnipote di Trofimo, Umberto, già titolare di una tipografia a Favria, risiede tuttora a Valperga.
Tornando alla brillante carriera militare di papà Arnulfi, va sottolineato come l'allora luogotenente colonnello Trofimo venne coinvolto in prima persona nell'istituzione del ‘Comando dei carabinieri reali in Lombardia', avviata già prima dell'armistizio di Villafranca. Un incarico che consenti ad Arnulfi di esprimere al meglio le sue doti organizzative, al punto che a soli sette giorni dal suo arrivo nella sede di Casa Cattaneo a Milano procedeva già ai nuovi arruolamenti, aperti anche ad ex appartenenti alla Gendarmeria austriaca, purchè ‘italiani di chiara fama'.
Quando poi Garibaldi (a partire dal settembre 1860) risali rapidamente la Calabria e la Campania meridionale, il 23 ottobre dello stesso anno il maggiore generale Trofimo Arnulfi giunse nella capitale partenopea, inviato dal Comando Generale del corpo dei carabinieri con lo scopo di studiare la possibilità di crearvi un corpo analogo a quello piemontese. Fu cosi che anche qui, nel giro di sole tre settimane, vide la luce un ‘Reggimento Carabinieri per la città di Napoli', che incorporò 62 ufficiali e 240 uomini della disciolta Gendarmeria borbonica.
Un passo importante, quello che ebbe per artefice Trofimo Arnulfi, verso l'istituzione delle ‘Legioni' dei carabinieri (ufficializzate il 24 gennaio 1861) e verso l'unificazione della penisola, tant'è che proprio in quei giorni, il 26 ottobre 1860, nello storico incontro di Teano, Giuseppe Garibaldi poteva salutare in Vittorio Emanuele II 'il primo Re d'Italia".