CALUSO. Il fenomeno del randagismo Luciano Sardino, presidente del canile-rifugio di Caluso, lo conosce bene. Lui, il canile lo ha messo su dal niente, una ventina di anni fa, ed ora ha stretto convenzioni con cento Comuni del Canavese, che gli versano una quota pari ad un euro per abitante, può contare su sette dipendenti fissi, e su qualche volontario. «La nostra priorità - spiega Sardino — è proprio il recupero dei cani randagi. Dalle nostre parti non hanno mai aggredito nessuno. Forse proprio perché noi riusciamo ad intervenire subito, evitando che i cani abbandonati si uniscano in branchi»,
«Se possono farlo — prosegue Sardino — diventano un vero pericolo, come è successo in provincia di Ragusa». Il randagismo è un fenomeno stabile in Canavese.Un fenomeno che non si aggrava, ma che purtroppo non migliora nonostante i nostri sforzi.Crediamo comunque di avere un termometro piuttosto preciso della situazione, essendo consorziati, per evitare il fenomeno del randagismo, con la quasi totalità dei Comuni canavesani. Ogni anno raccogliamo circa seicento cani di ogni razza e di ogni età: ci sono quelli che scappano, e dei quali ritroviamo sempre il padrone, e quelli che invece purtroppo vengono abbandonati, nelle campagne soprattutto, ma anche su strade ed autostrade».
«Noi li andiamo a recuperare, li sistemiamo nel canile, li curiamo se sono malati, o denutriti, (capita spesso), e poi cerchiamo loro un nuovo proprietario. Ci occupiamo poi di andare a recuperare cani che per problemi contingenti non possono essere più seguiti dal proprietario, o di controllare situazioni di maltrattamenti, o situazioni a rischio. L'ultima di queste si sta verificando a cascina Banno, tra Albiano e Bollengo: 23 cani appartenenti ad un solo proprietario».
«Ogni anno — si lamenta Sardino — siamo sempre al limite della capienza. Mai la soddisfazione di vedere invertita la tendenza, ovvero riuscire a fare più affidi ed avere meno ingressi. Penso che la mancanza di sanzioni, di controlli da parte della Polizia municipale, e dei servizi veterinari dell'Asl, che dovrebbero essere maggiori e più approfonditi, non faccia altro che spingere verso una crescita dell'abbandono dei cani, e quindi del randagismo».
In difesa del Canile di Caluso poco tempo fa era intervenuto anche l'assessore regionale Luigi Ricca.
«La Regione Piemonte non interviene con un sostegno finanziario nella gestione del canile in quanto struttura privata. Struttura — ribadisce Ricca — che però espleta una funzione pubblica. In più i Comuni sono tenuti a seguire la legge dello Stato che impone di assolvere alla lotta contro il randagismo, problema che viene risolto proprio grazie al canile di Caluso, cui si rivolgono molti comuni dell'ex Asl 9. Per questo ritengo sia indispensabile che la Regione prenda atto della funzione pubblica svolta dalla struttura di Caluso e stanzi le risorse necessarie. Inoltre bisognerebbe modificare la legge regionale in materia per fare in modo che le sanzioni elevate dai vigili vengano destinate ai comuni e non alle Asl».
Lydia Massia