«La nostra impossibile lotta quotidiana ad occuparci di oltre trecento cani»

IVREA. Svegliarsi la mattina e andare li, giorno dopo giorno. Concentrarsi per mandare avanti il canile rifiugio 'De Stefanis", di Caluso. E rendersi conto di come, nonostante le campagne di sensibilizzazione, siano ancora troppi a voltarsi dall'altra parte quando, di mezzo, c'è un cane. I volontari della Lega nazionale per la Difesa del Cane, in zona, sono noti. Come lo è il suo presidente storico, Luciano Sardino. C'è chi, probabilmente, non comprende tanto attaccamento e tanta foga nel voler denunciare le situazioni (purtroppo sempre le stesse), ma lui tira dritto. E, nonostante le difficoltà quotidiane e gli ostacoli che la vita gli mette davanti, ogni volta che lo si chiama lo si trova li, al canile di Caluso, con il sottofondo dell'abbaiare degli oltre trecento ospiti. Tirare la carretta è difficicile. La maggior parte dei Comuni sul territorio dell'ex Asl 9 è convenzionata con il Canile rifugio di Caluso e paga una quota in base al numero dei residenti. Detto cosi sembra semplice, ma non tutti sono puntuali nell'erogare i fondi, qualcuno ha ritenuto a priori di non essere interessato alla convenzione (ma quando c'è da ritirare un cane o fare un intervento per un animale maltrattato i volontari ci vanno lo stesso), altri devono essere ‘sollecitati' perchè da qualche anno non versavano la quota. «Se non ci fosse l'aiuto dei tanti volontari — spiega Luciano Sardino — avremmo già dovuto abbassare la serranda. Adesso abbiamo un po' di ossigeno grazie ad una signora che ci è sempre stata vicina e, morendo, ci ha lasciato un'eredità, ma non è facile tirare avanti e far quadrare i conti». I cani, al rifiugio Destefanis, sono oltre trecento. In un anno, Luciano Sardino e i suoi volontari hanno aperto i cancelli a oltre millequattrocento ospiti. Molti cani trovano un nuovo padrone, è vero, e va dato merito alle tantissime persone che, quando decidono di fare un pezzo del proprio cammino con un amico a quattro zampe, scelgono di andare al rifugio Destefanis a scegliere un cane. L'estate — chissà perchè — è sempre un periodo particolare. «Ma i problemi — ci tiene a precisare Sardino — sono sempre gli stessi tutto l'anno». Ciclicamente, il presidente si sfoga: «Ci vorrebbe un'iniziativa clamorosa». Già, perchè nel silenzio della quotidianità, i problemi sembrano riproporsi sempre uguali, sempre senza soluzione. C'è il problema dei cani maltrattati, tenuti a stecchetto, legati ad una catena troppo corta, picchiati dai padroni perchè (forse) pensano di saperli educare o semplicemente per sfogare un'antica rabbia repressa. C'è il problema — sul quale Sardino è già intervenuto in più occasioni — della proliferazione dei cuccioli che, ovviamente, contribuiscono in maniera sensibile ad aumentare la popolazione canina e, di conseguenza, del randagismo. E, infine, c'è quello legato alla difficoltà di identificare i padroni del cane. Prima c'era il tatuaggio, poi il microchip. Ma nonostante tutto, molti cani recuperati dai volontari del canile non hanno alcun elemento che li possa ricondurre al proprio padrone. «In tre giorni, tanto per fare un esempio — dice Sardino — su cinque cani che abbiamo recuperato, quattro non avevano il microchip. Come ho già avuto modo di spiegare, sarebbe bene che ci fossero maggiori controlli». Gli abbandoni, ormai, non sono più un fenomeno soltanto estivo. Un segno dei nostri tempi è legato alle sempre più persone che si rivolgono al canile per lasciare l'amico a quattro zampe dopo una separazione o un divorzio e la necessità conseguente di dover cambiare casa. Con meno entrate a disposizione, anche il cane diventa un costo, soprattutto se non si ha più lo spazio dove farlo vivere dignitosamente. (ri.co.)