Il canile di Caluso ignorato dalla Regione

IVREA. Cosa accadrebbe se il canile di Caluso chiudesse le porte e il gestore Luciano Sardino decidesse di cambiare lavoro? Forse saremmo sommersi da poveri animali randagi lungo le strade, recuperati dai vigili e stipati in qualche altra struttura. Lontana da qui. Visto che in zona non esistono altre strutture, soprattutto pubbliche, che si prendano carico del problema che è anche un dovere civile.
Il canile di Caluso, sempre perfettamente in regola ha un grave problema di fondo: le risorse, assolutamente insufficienti sebbene alla struttura facciano riferimento tutti i Comuni dell'Asl9, poco più di cento. Enti che pagano, spesso con ritardo, un euro ogni abitante. Dalla Regione però niente soldi perché la struttura è privata. Eppure garantisce un servizio che di fatto è pubblico. Luciano Sardino spiega: «La situazione sta raggiungendo livelli sempre più critici. Qui passano più di cinquecento cani ogni anno e ci occupiamo di tutta la zona. E' stata una sorpresa davvero spiacevole scoprire che il canile di Torino con il nostro stesso numero di cani, percepisce più di un milione di euro. Noi solo duecentomila. E dobbiamo stipendiare sei operai. Il resto lo fanno i volontari. Ma ci servirebbero una segretaria e un altro operaio». Finora è Sardino stesso a integrare di tasca propria, ma così non potrà andare avanti per sempre.
Cosa fare? «Prendere atto, da parte della Regione, che questo canile svolge una funzione di pubblico servizio - spiega il consigliere regionale Luigi Ricca - ed è indispensabile apportare qualche modifica alla legge regionale sulla materia. Mi farò carico personalmente di segnalare il problema all'assessore Artesio anche per far sì che le sanzioni elevate dai vigili comunali vengano destinate ai Comuni e non all'Asl competente. In questo modo la vigilanza sul territorio sarebbe incentivata e il fenomeno del randagismo e dell'abbandono potrebbe in parte diminuire».
Del resto i Comuni sono tenuti ad applicare la legge dello Stato che impone la lotta contro il randagismo. «Da soli i Comuni non possono sopperire a tutte le nostre esigenze economiche - puntualizza Sardino - e poi ci sono dimenticanze e ritardi sui pagamenti che non aiutano di certo. Senza scordare i Comuni che non vogliono stipulare la convezione con il canile, ma che poi inevitabilmente necessitano del nostro intervento. Penso a Vidracco e soprattutto a Traversella che non ha mai voluto stipulare la convenzione. Quest'anno ci siamo dovuti far carico di sette cani lasciati incustoditi, senza tatuaggi e microchip, proprio da un abitante del paese della Valchiusella. Noi abbiamo dovuto sostenere delle spese e perciò dovremo presentare il conto a qualcuno». (e.p.)