ARCHIVIO la Sentinella dal 2004

«Senza ‘Bandiera rossa’, che 1º Maggio sarebbe?»

Mi riferisco alla lettera del sig. Stevanella relativa a “Bandiera Rossa” suonata in occasione del 1º maggio a Quassolo. Sono un semplice cittadino di questo Comune, non faccio parte della Amministrazione Comunale e neanche della banda musicale, ma non mi risulta che né la prima né la seconda siano covo di pericolosi ed assatanati comunisti. Semplicemente, il 1º maggio a Quassolo, come in tante altre parti del mondo, si suona “Bandiera Rossa”. Oserei dire che un 1º maggio senza “Bandiera Rossa” sarebbe come la pizza margherita senza il pomodoro, o la mozzarella, se vogliamo cambiar colore. Non elenco tra i miei ricordi neppure il fatto che, sentite le note di tale suonata, alcuno si sia mai affrettato ad arruolarsi fra le orde rosse.
 Preoccupante è invero la crescente ignoranza della nostra Storia, specie da parte delle nuove generazioni, ma un po’ anche da parte di quelle più attempate. Scadente o nulla conoscenza dei grandi movimenti storici, del nostro Risorgimento, delle recenti catastrofi belliche, delle varie Resistenze opposte alle tirannie di ogni colore, dei movimenti di Liberazione e di riscatto, scarsa conoscenza unita ad una crescente propensione ad acquisire ragionamenti preconfezionati sono, a parer mio, il vero pericolo dei giorni nostri.
 E’ in questa direzione che le persone più intelligenti, preparate ed informate, certamente il sig. Stevanella è fra queste, dovrebbero lavorare molto. Far nascere nei giovani e meno giovani la sete di informazione e conoscenza da attingere alle più diverse fonti, informare a propria volta, leggere e ancora leggere. Ragionare ognuno con la propria testa per essere liberi prima di tutti dentro noi stessi. Uomini e donne di qualsiasi Paese del mondo che conoscono la propria Storia e ragionano con il proprio cervello non sono facile preda dei vari capipopolo, padripadrone e urlatori da stadio del momento. Questa e la grande sfida.
 Nel sentire le note e le parole dell’ Inno di Mameli, de La Leggenda del Piave, della Marsigliese, di Bandiera Rossa e di molte altre suonate e canti rievocativi, io provo la stessa emozione. Sento che essi fanno parte di un lungo percorso di vicende umane, spesso drammatiche ed intrise di dolore e di sangue, ma intrecciate dal filo comune della speranza, della aspirazione, del riscatto e del desiderio di Libertà, quella Libertà che mi permette di scrivere questa lettera in risposta ad un’altra altrettanto liberamente scritta.
 Con i più cordiali saluti.
Mauro Perfetti

Monte Stella da sempre
è una proprietà privata

 Ho letto gli articoli apparsi sulla Sentinella, inerenti alla proprietà di Monte Stella.
 Sono l’ex proprietario, ed essendo ora “super partes” posso tranquillamente spiegare la verità. Monte Stella è da sempre una proprietà privata, ed in ogni maniera, ciò fu evidenziato, con recinzioni e cartelli, anzi vi è pure un cancello sulla strada che ne da accesso che può essere chiuso in quasivoglia momento.
 Per trascuratezza della proprietà precedente alla nostra acquisizione, coloro i quali hanno costruito ai confini della stessa, non hanno pagato una lira, ma usufruito del passaggio usucapendolo, non solo, hanno da sempre avuto, anche nei nostri confronti, atteggiamenti arroganti ed ostativi, quelli classici di chi cova invidia.
 I cartelli indicanti la proprietà privata, costantemente erano rimossi e fatti sparire, le recinzioni divelte, con il risultato di poter dare libero accesso, e trovare poi siringhe, rifiuti, in alcuni casi addirittura usare i terreni come discarica.
 Il passaggio fu abusivamente allargato, non solo, persino l’Azienda del Gas, senza permesso alcuno fece passare le tubazioni ed asfaltò la strada costruendo anche delle cassette in cemento per porre gli arrivi del metano, per questo motivo feci un esposto alla Magistratura, ma attesi invano un intervento od una risposta. La gente deve capire che la legge ammette e tutela la proprietà privata, lo sancisce l’articolo 42 della Costituzione Italiana, però, troppo spesso, scambia un piacere con un diritto.
 Termino affermando che gli attuali proprietari hanno fatto benissimo a tutelarsi, anzi li invito ad essere inflessibili nella difesa di quanto in loro possesso, che alla fine è frutto di lavoro ed enormi sacrifici.
 Esistono i parchi pubblici ed altrettanti bei panorami, lì, vadano a passeggiare, od in alternativa acquistino una proprietà di loro gradimento, ma non cerchino di comandare in casa d’altri, dovrebbero vergognarsi per il solo fatto di pretenderlo ed avere il coraggio di scriverlo ad un giornale. Neppure in Russia si hanno più queste pretese, e se lo hanno capito loro è tutto dire.
 La ringrazio per l’attenzione e la prego di gradire il mio augurio di buon lavoro.
Dott. Cristiano Guasti Aosta

Governo, è ora di pensare
agli interessi generali

 Non erano necessarie le elezioni regionali del 3-4 aprile 2005 per comprendere che in Italia la situazione è critica. Sarebbe bastato un minimo di attenzione per comprendere che l’economia del nostro Paese, nei 4 anni del Governo di centro destra che vanno dal 2002 al 2005, cresce quanto è cresciuta in un solo anno del Governo precedente, l’anno 2000. Di questa frenata se ne erano accorti ormai tutti, anche coloro che avevano creduto alla favola che vi sarebbe stata più ricchezza per ciascuno, dai pensionati ai lavoratori autonomi. Neppure più le pietose bugie del Governo, che dà per compiuti lavori pubblici che non sono nemmeno iniziati, sono servite a nascondere una stagnazione ormai percepita da tutte le categorie sociali. L’ultima mistificazione, che ha cercato di presentare come una riduzione fiscale quella del corrente anno, dove per ogni Euro di imposte dirette che si riducono se ne aumentano 2,5 di imposte indirette, non è riuscita.
 L’estrema beffa, cioè inserire questa “boutade” nel “Prontuario per il corretto uso dei farmaci” distribuito alle famiglie, non è stata digerita da una popolazione stanca, che arranca tutti i giorni in difficoltà che non sembrano diminuire. Nel frattempo il deficit del bilancio dello Stato sta straripando oltre i limiti consentiti dai trattati internazionali, e si sono dovute alzare le paratoie per farlo defluire. Una scorciatoia che costerà cara nei prossimi anni, e che aumenterà il differenziale tra l’Italia e gli altri Paesi, spingendo in alto i nostri tassi di interesse.
 Nel tentativo di evitare un inevitabile giudizio, ormai il Governo diffonde dati “taroccati” sull’occupazione facendo vedere un aumento che non c’è, perchè evidentemente la stagnazione non può produrre sviluppo. Così 4 lavoratori interinali che lavorano tre mesi ciascuno in 1 anno vengono presentati come quattro nuovi posti di lavoro, ad uso di una propaganda ingannevole che ha ormai perso ogni remora.
 Si pensava davvero che tutto ciò potesse durare ancora, senza che la gente se ne accorgesse?
 Stupisce che qualcuno si meravigli del recente risultato elettorale, e indigna lo scarico di responsabilità che si sta svolgendo all’interno della maggioranza governativa. Eppure bastava un minimo di attenzione per capire che saremmo arrivati a questo punto!
 Ponendo in secondo piano le questioni economico sociali, per più di due anni il Governo si è speso a modificare le leggi penali per salvare dalla giustizia alcuni esponenti di vertice della maggioranza. Poi si è impegnato a garantire il duopolio televisivo per poter continuare per alcuni anni ancora l’attuale spartizione. Dopodiché, per accontentare l’alleato del Nord, ci si è immersi in una riforma della Costituzione che peggiora la situazione e rende più caotico il rapporto tra le componenti dello Stato, tale che quasi nessun studioso della materia sembra approvarla.
 E così sono passati quattro anni, mentre l’Italia colava a picco nelle esportazioni e nella competitività, e Paesi che nel 2000 avevano un reddito inferiore al nostro ora ci superano, come l’Irlanda.
 Nonostante controverse spedizioni militari in Medio Oriente, il nostro Paese non ha mai contato così poco nello scenario internazionale. I faticosi passi avanti compiuti nell’ultimo decennio del secolo sono stati vanificati in pochi anni di irresponsabilità, nei quali i promotori pubblicitari si sono sostituiti agli statisti, con risultati che ormai non si possono più nascondere.
 Che fare dunque? Cambiare registro, rapidamente, cercando tutti insieme di uscire da una stagnazione che stà erodendo un patrimonio di lavoro e di prestigio faticosamente accumulato nei decenni precedenti. E’ il momento di mettere la sordina agli antagonismi e di fare ognuno quanto possibile per superare difficoltà che sembrano non passare mai.
 Governo ed opposizione devono cercare un accordo per uscire dalla crisi, causata anche da un Governo che ha pensato più ai proprii interessi particolari che a quelli generali.
 Il Governo ha una fortissima maggioranza parlamentare ed è in grado di continuare fino alla primavera del 2006, quando i cittadini potranno finalmente valutare questi anni ricchi di promesse e poveri di realizzazioni. Le contese all’interno della maggioranza aggravano la crisi del Paese invece di curarla, e nessuno può chiamarsi fuori da una responsabilità che tutti hanno condiviso.
 Forse è venuta l’ora di pensare agli interessi generali e di smettere di credere che l’elettore sia un bambino al quale raccontare sempre una nuova favola.
 Se vi è questa consapevolezza delle responsabilità, forse il Paese ce la può fare.
Giuseppe Niedda Cuorgnè

L’acqua in bottiglietta no
il clown Mc Donald’s sì

 Il motivo che mi induce a scrivere è una certa indignazione nei confronti dell’assessore alle scuole del comune di Ivrea. Mi spiego meglio, sono la mamma di un bambino che frequenta la materna all’asilo della Sacca, ieri il bambino tornando da scuola mi dice di aver assistito ad uno spettacolino, per altro graditissimo ai bambini, tenuto da un clown sponsorizzato Mc Donald’s. Ora, ciò che mi chiedo e chiedo al Comune di Ivrea è come può sostenere per parecchi mesi di fronte a genitori imbufaliti per via del fatto che nelle scuole viene somministrata l’acqua potabile, spesso imbevibile tanto che non la bevono neanche i dipendenti comunali, e motivarla dicendo che si vuole ripristinare nei bambini i vecchi valori sulla natura etc.. E poi autorizzare che vengano fatti spettacoli con tanto di doni riportanti il marchio (che non è altro che pubblicità indiretta) di gruppi che certo non forniscono cibi naturali o di prima qualità! Inoltre è altamente diseducativo associare spettacoli di quel genere a questa o quella società privata, se il Comune non sa come reperire i soldi per offrire degli spettacolini ai bambini nelle scuole, ritengo che sia decisamente meglio che vengano fatte delle collette per pagare gli svaghi anzichè farsi pagare da società di quel genere inculcando ai bambini idee sul cibo, queste sì, sbagliate.
 Ringraziando per l’attenzione, distinti saluti.
Cristina Ottino Ivrea

Una lingua comune
per l’Unione Europea

 Quanti potrebbero rispondere “optime”?
 L’Unione Europea, che ha saputo darsi una moneta unica, frontiere comuni, organismi parlamentari centrali, non riesce ad accordarsi in materia linguistica. Nessuno osa affrontare l’argomento più aggregatore dopo la moneta, nel timore di sollevare un vespaio con tanto di favo ed orso in fuga. Tra fautori dell’esperanto, anglofili, francofoni e restauratori di lingue morte e sepolte quali il greco classico e l’aramaico, nessun governo nazionale sembra voler rinunciare all’acqua del proprio mulino nel timore di vedersi diminuire identità e prerogative.
 La questione riecheggia il dibattito dell’anno scorso sulle comuni origini cristiane (tutt’altro che comuni a meno di disconoscere le culture: greca, latina, celtica e germanica); così come l’ozioso tentativo di riportare in auge una lingua come il latino in nome delle stesse radici culturali. Radici che nessuno disconosce, quantomeno finché ne continueremo ad usare i caratteri, ma la differenziazione è stata tale nei secoli da non consentire recuperi se non forzosi.
 Come finirà allora? Dovremo continuare a vedere quella Babele linguistica che sono diventate le circolari comunitarie tradotte in venti e più lingue?
 Gli stessi nostri rappresentanti nelle istituzioni comunitarie discorrono abitualmente in francese, scrivono in inglese nelle comunicazioni correnti e pensano come gli pare. E questo (verificato di persona) la dice lunga sullo spirito pratico di adattamento cui l’essere umano soggiace.
 Ma allora, io domando, perché il Parlamento di Bruxelles non prende l’iniziativa di lasciar decidere noi cittadini Europei, una volta tanto? Se ci si preoccupa di sottoporre a referendum (negli Stati con democrazie più evolute) una proposta di costituzione europea tutt’altro che di facile lettura, perché mai non lasciarci liberi di decidere a maggioranza in quale lingua o lingue esprimerci nei rapporti intracomunitari?
 Tra l’altro sarebbe il primo vero esempio di democrazia popolare europea, cioè di una decisione voluta dai cittadini e non imposta dall’alto. Ma forse proprio qui sta la pericolosità di un atto tanto rivoluzionario quanto la presa della Bastiglia o l’avvento di Cromwell (ai loro tempi).
Elio Cielo Mombello

Anfiteatro ‘vietato’
a cani e a boy scouts

 Finalmente è stato chiuso l’anfiteatro!
Motivo? Ogni tanto qualcuno portava il cane a giocare, le maestre portavano i bambini e il sabato pomeriggio, a volte, arrivavano i Boy Scouts.
 L’amministrazione comunale, su richiesta di qualche cittadino “raccomandato”, oltre che infastidito più da ciò che da auto e moto che sfrecciano a più di 100 Km/h su c.so Vercelli reso liscio come un tavolo da biliardo per agevolare gli idioti, non ha trovato soluzione migliore che quella di apporre un lucchetto con relativa catena sul cancello del reperto archeologico che, se non sbaglio, è patrimonio di tutti.
 Auspico che tanta solerzia sia finalizzata anche a comminare sanzioni ai proprietari dei cani che non raccolgono gli escrementi dei loro animali.
 Gira voce, altresì, che qualcuno minaccia di spargere esche avvelenate per i cani che dovessero ancora aggirarsi nei pressi. Le stesse esche saranno previste anche per bambini e boy scouts?
 Uomo avvisato mezzo salvato, poichè dovrà fare in modo di vigilare affinchè ciò non avvenga, pena denuncia alla procura ed agli animalisti.
Fabrizio Pardi Ivrea

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