Acqua inquinata al lago San Michele «C'è un processo di eutrofizzazione»

IVREA. Il lago San Michele, il piccolo specchio d'acqua che nei giorni scorsi si era stranamente tinto di rosso, è inquinato. Venerdì pomeriggio il sindaco di Ivrea ha emanato un'ordinanza dove si evidenzia la possibilità di rischi alla salute umana.
Gli ultimi campioni d'acqua prelevati dall'Arpa, e fatti analizzare nei laboratori dell'Istituto superiore di sanità, contraddicono quelle precedenti rilevando la presenza di alghe tossiche, le cianoficee. In parole povere: nel lago San Michele è in atto il processo di eutrofizzazione, causato dalla presenza in eccesso di azoto e fosforo.
«Le analisi effettuate lo scorso 4 aprile - spiegano dall'ufficio stampa dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale - hanno evidenziato come l'ecosistema del lago sia alterato da una straordinaria fioritura delle alghe». I pericoli per la salute umana, cui fa riferimento l'ordinanza del sindaco, potrebbero derivare dalla balneazione nelle acque del lago, dalla ingestione di eventuali tossine algali in concentrazioni pericolose dovute al consumo di pesce catturato nelle acque del San Michele o dal consumo di animali selvatici che si siano abbeverati nel lago e nel suo emissario. L'ordinanza emanata dal Comune, infatti, oltre a vietare la balneazione e la caccia nei pressi del San Michele, vieta l'utilizzo zootecnico, domestico e irriguo delle acque. «Si tratta di un provvedimento temporaneo - dicono da Palazzo civico - che resterà in vigore per alcune settimane, fino a quando le analisi dell'Arpa non accerteranno che la presenza delle alghe tossiche è rientrata nella norma».
Il primo effetto di questa nuova condizione ambientale è stato la proliferazione dell'alga Planktothrix aghardii, conosciuta anche con il nome di Oscillatoria rubescens. Si tratta di un'alga unicellulare di colore rossastro e appartenente al gruppo delle "alghe azzurre" o, più correttamente, delle cianoficee, organismi molto prossimi ai batteri, in quanto privi di un vero nucleo, e quindi non classificabili tra le alghe propriamente dette. Dal momento che la Planktothrix aghardii produce microcistine, sostanze che dimostrano una spiccata tossicità nei confronti non solo dei pesci e della fauna terrestre, che possono ingerire l'acqua contaminata, ma anche dell'uomo, le emergenze sanitarie conseguenti gli episodi di massima fioritura dell'alga hanno portato il Comune ad emanare l'ordinanza che vieta la balneazione e l'uso delle acque del lago San Michele.
Meno di due settimane fa, le prime analisi dell'Arpa avevano scongiurato qualsiasi ipotesi di contaminazione esterna, attribuendo il colore rossastro delle acque alla fioritura delle alghe, molto probabilmente della classe delle diatomee. «Le ultime analisi hanno però rilevato la presenza di alghe cianoficee ed un processo di eutrofizzazione ormai avanzato - spiegano adesso all'Arpa - Si tratta di un processo antropico, ossia derivante dall'attività dell'uomo». Più difficile, invece, capire come e quando il lago San Michele sia stato contaminato. «L'inquinamento potrebbe risalire a venti anni come a sei mesi fa - concludono dall'ufficio stampa dell'Arpa -. Impossibile stabilirne con precisione le cause. In ogni modo, nei prossimi giorni i nostri tecnici continueranno a monitorare il lago San Michele, analizzando periodicamente le acque attraverso esami di laboratorio». (vi.io.)