L'autonomia alle Regioni non aggraverà certo la "questione meridionale"

Mario Draghi - proprio lui - si è recentemente espresso così: «Nonostante un tale impegno finanziario, resta forte la differenza tra Mezzogiorno e Centro Nord nella qualità dei servizi pubblici prestati, a parità di spesa». A parità di spesa!Ideologia alla mano, si può sostenere che non è vero niente. Alcuni discettano sulle materie e di esse danno una lettura a dir poco catastrofica. Su tutto, uno slogan: va salvaguardata e conservata la coesione sociale; ci immoleremo per evitare che vi siano cittadini di serie A e di serie B. Il costituente aveva posto la questione meridionale, ancora irrisolta. Dunque, va stipulato - tra chi? - un patto per il Sud, penalizzato dalla spesa storica. Ecco una sintetica rassegna stampa dei giorni scorsi. Ernesto Galli della Loggia e Marco Revelli hanno difeso l'unità nazionale della scuola, additando le Regioni come responsabili di quel che non va. A contrario, ho appreso che lo Stato italiano funziona, alla grande. È una notizia!Tuttavia, alla faccia dell'unità, «maturità, i 100 e lode al Sud ribaltano i risultati Invalsi»: si legge sui giornali.Ciò che colpisce, in queste affermazioni, è la loro discontinuità: utilizzano i fatti come clave; li disattendono; prospettano scenari irreali, perché seguono, piuttosto che il metodo induttivo (dai fatti alle norme), il metodo deduttivo (dalle norme ai fatti). Non è una novità.È stato sempre così, tant'è vero che Giovanni Sartori qualificava la nostra democrazia come specie delle democrazie «di ragione» e considerava questo atteggiamento «il nodo ultimo di tutte le nostre difficoltà». D'altra parte, come si può pensare che non esista una stridente incoerenza tra la strenua difesa dello Stato nazionale e l'affermare - come ha fatto Galli della Loggia, prendendo spunto dalle Olimpiadi invernali 2026 - che Roma «è sempre più divenuta virtualmente la vera capitale dell'Italia meridionale prima che dell'intera Italia?»Simili esiti dipendono dall'aver considerato pregiudiziale - e condizionante - un punto di vista astratto, che corrisponde a una predeterminata visione del mondo. Ma i fatti son fatti. Hanno la loro origine, i loro sviluppi, i loro effetti. La loro origine l'ha chiarita - e dichiarata - Paolo Rumiz, quando ha osservato che: «Il Nordest non è ancora vaccinato contro la disfunzione dello Stato, mentre il Nordovest, rispetto alla disfunzione pubblica, è mitridatizzato».Probabilmente, il Lombardo-Veneto si è aggiudicato le Olimpiadi invernali 2026 perché è organizzato. Non credo sia ipotesi destituita di fondamento.In ogni caso - si aggiunge -, esiste una Questione meridionale. D'accordo! Ma è bene non dimenticare queste parole di don Luigi Sturzo: «Nel programma del Partito popolare fu messa, come affermazione fondamentale nel piano politico (prima volta in Italia), "la risoluzione nazionale del problema del Mezzogiorno"» (La Questione meridionale problema dell'Italia intera, Napoli, 18 gennaio 1923).Mi chiedo: nella storia della Repubblica, non è che al vertice dei supremi organi dello Stato - Consulta e magistrature di vertice comprese, burocrazie centrali -, sono stati esponenti delle élite meridionali? Chi ha la responsabilità della Questione meridionale, a 70 anni dall'entrata in vigore della Costituzione? Sempre di altri e dell'autonomia differenziata, che non c'è?Mancano progetti? No, ne sono pieni i cassetti. Manca il senso pratico. --