Centinaio: «Il primo obiettivo è superare le vecchie divisioni»

l'intervistaImpegno ed entusiasmo, ma senza facili illusioni. Per il ministro dell'Agricoltura e Turismo Gian Marco Centinaio l'assegnazione delle Olimpiadi invernali a Milano e Cortina potrà essere «un'occasione anche per la provincia di Pavia se si partirà con il piede giusto, perché anche se mancano sette anni bisogna arrivare preparati». Ministro, qual è la ricetta?«L'unità prima di tutto: bisogna superare le divisioni che da sempre ostacolano lo sviluppo del territorio. Basta con l'Oltrepo che fa la guerra alla Lomellina e viceversa. Adesso ognuno pensa per sé e non si lavora di squadra, invece bisogna mettersi attorno a un tavolo e cominciare a lavorare tutti assieme su progetti condivisi. Come peraltro fanno altri territori». Pavia può contare di sicuro sulla vicinanza con Milano, ma basterà questo? «Infatti bisogna puntare su alcuni aspetti e non illudersi su altri. Di certo è interessante il tema occupazione, sia sul piano sportivo che turistico. Penso ai tanti giovani laureati che potranno trovare maggiori opportunità di lavoro, ma anche ai tanti ragazzi che si occupano di ospitalità e ristorazione e che si stanno diplomando o si diplomeranno nei nostri istituti a indirizzo turistico. Ci sarà bisogno di personale per gli alberghi e per i ristoranti e da questo punto di vista già oggi Milano è in sofferenza, perché mancano 10mila addetti. Con le Olimpiadi questo numero aumenterà in maniera esponenziale. Bisognerà puntare sulla formazione dei giovani, servono ragazzi che sappiano le lingue, perché verrà gente da tutto il mondo». In concreto cosa si può già fare? «Da subito possiamo impegnarci sulla realizzazione di pacchetti turistici direttamente legati all'evento. Chi verrà per le Olimpiadi non lo farà solo per gli eventi sportivi, ma vorrà anche visitare il territorio. La provincia di Pavia deve sfruttare la vicinanza con Milano provando a intercettare il flusso di turisti con una offerta ampia. Penso all'agroalimentare, ad esempio. In questo momento ci sono già tour operator che stanno guardando alla provincia di Pavia con interesse, si tratta di impegnarsi di più. Occorre coinvolgere tutte le istituzioni: la Camera di commercio, la Comunità montana, i consorzi del vino dell'Oltrepo pavese o del buttafuoco storico, del salame di Varzi. Un lavoro che in parte si sta già facendo, ma che nei prossimi anni può essere indirizzato meglio».E poi?«Poi ci sono le strutture ricettive e gli alberghi. Abbiamo strutture in grado di far fronte alla domanda di ospitalità qualora Milano non fosse in grado». Su cosa non bisogna invece farsi illusioni?«Mi torna in mente Expo: ricordo che si parlò di milioni che sarebbero arrivati in tutta la Lombardia. Non fu così, almeno non per le province. Anche stavolta dubito che ci saranno soldi per le infrastrutture pavesi, piuttosto si sistemeranno le strade della Valtellina». Molti parlano di Expo come di un treno perso. Ma che errore venne commesso esattamente in provincia di Pavia? «Non credo che a livello di territorio furono fatti errori, onestamente. I soldi promessi non c'erano davvero. E poi il flusso di visitatori era interno. Tanti italiani, pochi stranieri. A Pavia non arrivò nulla, nemmeno le briciole. Così fu in tutte le province, solo Milano ne beneficiò». Stavolta sarà diverso?«Stavolta non aspettiamoci regali da nessuno ma rimbocchiamoci le maniche. In quei giorni dobbiamo aumentare la capacità promozionale del nostro territorio, direttamente nelle location in cui si terranno gli eventi. Anche perché le attività saranno dislocate tra Lombardia e Veneto, insomma Pavia rischia di restare fuori».Come ministro cosa farà per il territorio?«Comincerò a lavorare con il ministero e con Enit, l'Agenzia nazionale italiana del turismo, anche su progetti di promozione della nostra provincia».Mancano sette anni. Si può aspettare? «No, il territorio deve cominciare a lavorare subito. I mercati in questo momento non conoscono ancora la provincia di Pavia, bisogna cominciare a fare un'adeguata comunicazione». --M. Fio.