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In una terra votata alla produzione enologica, in cui ogni collina è coperta da filari di viti, sembrerebbe ovvio che ancora esista qualcuno in grado di prendersi cura delle botti. Un bottaio, insomma, capace di rigenerare e riparare il legno saturato dal vino, di garantire la giusta ossigenazione al prodotto e di preservare contenuto e contenitore nella maniera migliore possibile.Storia di famigliaIn realtà, considerato che dagli anni Cinquanta l'avvento della plastica e dell'acciaio hanno drasticamente ridotto l'utilizzo del legno per la conservazione del vino, in tutta la penisola sono rimasti in pochissimi a svolgere questo prezioso mestiere, tra cui il vogherese Marco Graziano. Quarto in famiglia ad occuparsi di botti dopo il bisnonno, il nonno e il papà (tutti di nome Giovanni), ha dovuto ridimensionare di molto l'attività di famiglia, ma nonostante ciò è ancora molto richiesto in tutto il Nord e Centro Italia: «La storia del nostro legame con le botti - spiega Graziano - comincia nel 1882, quando il mio bisnonno cominciò a produrle dalle parti di Valenza. Allora il legno era richiestissimo per ogni tipo di contenitore, e il mercato era più che florido. In seguito l'azienda si spostò a Busalla e poi a Voghera, dove mio padre la ereditò. Si trovava a Pombio, non distante dallo stadio, e contava una cinquantina di operai. Ma erano gli anni in cui arrivava sul mercato la plastica, in cui la tecnologia faceva passi da gigante, e improvvisamente il mercato delle botti crollò. Così l'azienda venne chiusa alla metà degli anni Settanta, gli operai licenziati, le macchine vendute».La barrique«La crisi in realtà non durò molto, negli anni Ottanta è arrivata la barrique e poco dopo il mercato è esploso di nuovo, ma ormai era troppo tardi per riavviare la macchina produttrice. Per questo, quando ho deciso di portare avanti l'attività di famiglia, non ho minimamente pensato di ricominciare a costruire. Sono diventato un artigiano, un manutentore, ho deciso di mettere il mio sapere a disposizione di chi le botti le aveva già, e voleva mantenerle al meglio».Nonostante il liceo classico e la quasi laurea in giurisprudenza, oggi Marco Graziano gira principalmente il Piemonte, il Veneto e la Toscana per prendersi cura del vino prodotto anche a centinaia di chilometri da casa, rigenerando le botti per ripristinarne la corretta funzionalità: «Come dicevo - spiega Graziano - la rinnovata fortuna della botte si deve attribuire alla barrique, contenitore importato dalla Francia con una capacità di 225 litri. Solitamente costruito in rovere, si presta meravigliosamente all'invecchiamento di certi vini rossi, ma ha anche bisogno di tante attenzioni. Non particolarmente economiche (una barrique nuova costa 650-700 euro), vanno smontate e rigenerate ogni quattro o cinque anni, piallando le doghe interne per rimuovere i primi millimetri di legno, quelli saturati dal vino. Una volta ripulita, può tornare a svolgere egregiamente il suo lavoro, e arrivare a fine vita dopo 20-25 anni». Graziano, che oggi svolge il suo lavoro in un piccolo laboratorio sulla strada per Oriolo, lavora soprattutto per grandi aziende francesi, quelle che realizzano materialmente le barrique: «In Italia ci sono diverse aziende produttrici di botti, ma è per lo più dalle originali francesi che si riforniscono le cantine migliori. Affidare la manutenzione ai bottai francesi sarebbe però impensabile, così le aziende chiedono a me di tenere i contatti con i loro clienti. Questo implica che io debba viaggiare molto, ma è un lavoro che non mi pesa: con l'odore del legno sono cresciuto, e il vino è una mia grande passione tant'è che sono diventato assaggiatore».Serena Simula