Davide, ultimo camparo di Pavia guardiano dell'acqua e dei fossi

Davide Cipolla di professione fa il camparo. Ed è uno degli ultimi in provincia a fare questo mestiere, «probabilmente l'ultimo nel Pavese», dice. Ne è orgoglioso. E a tutte le persone che gli chiedono chi sia il camparo e che compiti abbia, Cipolla risponde compiaciuto che «è l'individuo addetto al controllo e alla manutenzione ordinaria dei canali irrigui». il testimonePoi, sorridendo, specifica in un misto di dialetto e italiano: «In di camp, controli l'acqua di foss e g'ho da laurà not e dì» (Nei campi, controllo l'acqua dei fossi e ho da lavorare notte e giorno, ndr). Originario di San Genesio ed Uniti, appartiene a una famiglia di campari da tre generazioni. Cipolla ha ereditato l'attività dal nonno e dal padre, mentre adesso è lui che sta passando il testimone al figlio Matteo Antonio, quarantenne. «Ho 74 anni ma non sono affatto stanco - spiega Davide Cipolla - gestisco ancora ben 300 chilometri di canali da Milano a Pavia, collaborando con cinque diversi consorzi. I corsi d'acqua sotto la mia giurisdizione sono dieci e i principali sono amministrati dal consorzio La Colombara, che va da Certosa a Pavia; Kewenküller, che parte da Gaggiano; consorzio Sartirana, che da Giussago arriva a Belgioioso; Cavo Borromeo, da Milano a Due Porte; e il Rainoldi, che da Buccinasco si snoda fino a Villareggio. Io mi assicuro che gli agricoltori abbiano la giusta quantità d'acqua per l'irrigazione dei propri campi e per i loro bisogni, non una goccia di più e non una di meno». Oltre al monitoraggio della distribuzione dell'acqua, è anche incaricato alla manutenzione dei fossi, nel caso le erbe palustri ne otturino i corsi. «La stagione dell'anno maggiormente impegnativa è l'estate - commenta Cipolla - In quei mesi ogni giorno mi devo alzare alle 5.30 di mattina e fino alle 7 di sera non sono a casa. Come prima cosa prendo la mia vecchia Panda quattro per quattro e faccio un giro per le straduzze sterrate dei campi, verificando che il livello dei corsi sia giusto e costante, e che nessun agricoltore abbia rubato acqua nelle ore notturne, in particolare nei tempi di siccità. Quando reputo che sia necessario, esco per una ronda veloce pure di notte». Si dedica inoltre alla pulitura delle paratoie, le strutture artificiali che regolano il libero flusso dei canali. Dopo i forti temporali, il camparo di San Genesio pulisce i fossi da piante e rami caduti, spesso utilizzando mezzi meccanici facendosi aiutare dal figlio. D'inverno invece, controlla che i corsi d'acqua non si prosciughino completamente, evitando quindi frane, gelate e interferenze di greggi al pascolo. Si assicura che non vengano scaricati in acqua gasolio e altri veleni.responsabilità«La responsabilità è grande eppure la mia è una professione che sta piano piano cadendo nell'oblio - si lamenta Davide Cipolla - Ormai è da quasi cinquant'anni che faccio il camparo. Ricordo che all'inizio, quando ero giovane, avevo una squadra di dodici operai a sostenermi nelle fatiche, per tagliare le erbe palustri, pulire le rive e riparare le fascine in legno erose dall'acqua. Ricordo che viaggiavamo in lungo e in largo per la campagna pavese sempre in bicicletta e ci servivamo dei camarini come ripostigli per tenere i nostri attrezzi. Ora i camarini, quei casotti di cemento che si vedono a volte lungo i fossi, sono diventati rifugio per nomadi e drogati. Nei fossi mi capita di frequente di trovare frigoriferi e divani abbandonati, immondizia da cui sbarazzarsi. Non riesco a fare tutto, ma devo accettare la situazione così com'è perché ho poteri limitati. Dico solo che quando i campari non ci saranno più, ci si accorgerà della loro assenza assai più della presenza». --Gaia Curci BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI