Ritmi infernali, paghe da fame ecco i racconti dei dipendenti

STRADELLALe storie dei dipendenti delle cooperative mostrano uno sfruttamento diventato abituale. La Guardia di finanza ne ha rese note alcune, sia dagli interrogatori che dalle intercettazioni. Una donna in maternità aveva chiesto che le venissero concesse le ferie che le spettavano di diritto. «Le ferie a settembre non ci sono - era stata la risposta del responsabile di una delle cooperative - quando finisce la maternità facoltativa va a lavorare, punto! Le comunicheremo dove, come e quando e anche gli orari. Se non le va bene dille di trovarsi un altro posto di lavoro dove fanno tutto quello che vuole lei, è una cooperativa. Non siamo mica alla Fiat».«Quando lavoravo alla Polar - ha detto un operaio ai finanzieri - la busta paga non corrispondeva mai con le ore che avevo lavorato. Mi venivano pagate meno di quelle che facevo. Ma non mi lamentavo perché avevo paura di essere lasciato a casa e accettavo quello che mi veniva dato. Non potevamo nemmeno dire di non voler fare ore di straordinario perché se rifiutavo, rischiavo di essere lasciato a casa. Non potevo dire di no».«Chi si rifiuta di fare lo straordinario - ha detto una donna - viene spostato di reparto oppure gli vengono cambiati gli orari di lavoro».«I ritmi erano frenetici - è il riassunto di un'altra testimonianza - nel corso di un turno di servizio dovevamo correre per poter fare almeno 130 righe giornaliere. Le righe sono il sistema con cui viene misurato il lavoro. Se facevi meno righe venivi lasciato a casa». --A. A.