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di Andrea ScutellàwROMALa paura corre sul filo che collega Londra a Roma, con l'anniversario dei trattati istitutivi della Comunità economica europea del 25 marzo sullo sfondo. La celebrazione porterà nel cuore della Capitale circa 40 capi di Stato e diplomatici di Paesi esteri. Dopo gli attentati al palazzo di Westminster, il ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha convocato un Comitato di analisi strategica antiterrorismo per stamattina, con i vertici delle forze dell'ordine e dei servizi segreti. D'altronde le autorità italiane sono in contatto con i colleghi d'Oltremanica sin dai momenti successivi agli attacchi, per individuare possibili pericoli per il nostro Paese. Dove il livello di allerta resta alto: due su tre, ovvero quello immediatamente precedente ad un attacco terroristico. Anche Palazzo Chigi e la Farnesina hanno intensificato i contatti con le autorità britanniche. «Italia e Regno Unito sono fianco a fianco nella condanna e nella ferma risposta contro ogni forma di terrorismo», ha dichiarato il presidente del Consiglio Gentiloni. «Non ci è data la possibilità di abbassare la guardia», ha sottolineato invece il ministro degli Esteri Alfano. Nella Capitale, d'altronde, il livello dei controlli è già alto a prescindere dalla minaccia terroristica. Sabato, infatti, giorno delle celebrazioni del 60° anniversario dei Trattati di Roma, sono previste ben otto manifestazioni: quattro cortei e quattro in forma in statica. Sul campo ci saranno 5mila agenti, cecchini sui tetti e ben trentanove varchi d'accesso divisi nelle due zone sotto osservazione: quella verde, nei dintorni del Quirinale, in cui sarà possibile circolare, ma i controlli di polizia saranno stringenti, e quella "blu", vicina al Campidoglio, centro nevralgico in cui non sarà possibile entrare. Per tutta la giornata saranno vietati caschi, passamontagna e petardi.Osservato speciale il corteo Eurostop, per «il No sociale a Ue, Euro e Nato» promosso da sindacati come Usb e Cobas, e da movimenti, come i No Tav. Secondo le autorità c'è il rischio di infiltrazioni di violenti tra i manifestanti. È prevista la confluenza di contestatori da tutta Italia e da diversi paesi europei. Per questo la polizia ha già predisposto controlli ai varchi autostradali, oltre ai porti, agli aeroporti e alle stazioni. Guido Lutrario, dell'esecutivo nazionale Usb, spiega di non avere «timori di infiltrazioni di violenti, questo clima di paura viene creato ad arte». Contro l'Unione europea manifesterà anche il movimento sovranista di Alemanno e Storace. Per un'Europa più inclusiva, invece, marceranno la rete di associazioni de "La nostra Europa" e il "Movimento federalista europeo": due cortei distinti che confluiranno al Colosseo. Saranno in forma statica i comizi per il no all'Unione di Fratelli d'Italia e del Partito Comunista, oltre all'evento contro le frontiere "Not my Europe" e all'iniziativa "Il tempo del coraggio" del movimento europeo Diem 25, fondato dall'ex ministro del Tesoro greco, Yanis Varoufakis. ©RIPRODUZIONE RISERVATAdi Gabriele RizzardiwROMAUna strigliata ai vertici Ue di Bruxelles per la troppa burocrazia. Critiche alla scelta inglese della Brexit, che ha «amputato» l'Europa, ma anche la richiesta di riformare i Trattati, ormai «inadeguati». Per Sergio Mattarella l'Europa unita non ha alternative. «No a impossibili ritorni a un passato che non c'è più e no a muri che scaricano su altri i problemi senza risolverli». Il capo dello Stato lo dice davanti al Parlamento in seduta comune e agli europarlamentari italiani riuniti per la celebrazione dei Trattati di Roma che culminerà sabato prossimo con la firma di un documento comune.Il capo dello Stato traccia il profilo di un Continente sfibrato più che dalle sfide dalle difficoltà, dalla propria mancanza di visione, di intuizione, di coraggio. «Oggi l'Europa appare quasi ripiegata su se stessa. Spesso consapevole, nei suoi vertici, dei passi da compiere, eppure incerta nell'intraprendere la rotta. Come ieri, c'è bisogno di visioni lungimiranti, con la capacità di sperimentare percorsi ulteriori e coraggiosi» dice Mattarella, che è stato interrotto sei volte da lunghi applausi. L'aula della Camera è strapiena. Presenti anche circa 30 esponenti del Movimento Cinque Stelle che partecipano alle due standing ovation per Mattarella. Alla cerimonia non partecipano i parlamentari della Lega Nord (che hanno organizzato un sit-in in piazza Montecitorio), ma è presente il fondatore del partito, Umberto Bossi, che spiega perché ha voluto rimanere: «Preferisco sempre sentire le cose per poi ragionarci».Tornando a criticare la decisione inglese, Mattarella spiega che «è stato saggio l'allargamento dell'Unione, mentre non possono prevalere né separatezza né amputazioni. Perché l'unità è sempre stata più forte dell'arroccamento». Nelle parole di Mattarella si scorge anche una risposta alla polemica avviata dal presidente dell'Eurogruppo, il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, che in un'intervista ha detto: «I Paesi del Sud Europa spendono tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedono aiuto». Aiuto? «La soluzione alla crisi sui debiti sovrani e a quella sul rallentamento dell'economia non può essere la compressione dei diritti sociali nei Paesi membri. Tanto meno» precisa il presidente della Repubblica «l'occasione di grossolane definizioni di Nord e Sud d'Europa. Questa è l'anima della nostra Europa, questa è la nostra identità. Se vogliamo un'Unione Europea più forte è da qui che dobbiamo ripartire».Ma la reazione più dura è quella dell'ex premier Matteo Renzi: «Ha perso un'ottima occasione per tacere. Penso che gente come Dijsselbloem, che pure appartiene al partito socialista europeo anche se forse non se ne è accorto, non meriti di occupare il ruolo che occupa. E prima si dimette meglio è. Per lui, ma anche per la credibilità delle istituzioni» . Interviene con ironia anche Romano Prodi («Quelle parole? Ho percepito un senso di invidia...»), ma la condanna è unanime. Protestano gli eurodeputati spagnoli Ernest Urtasun (Verdi) e Gabriel Mato (Ppe), ma anche il capo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, Gianni Pittella, e gli esponenti di Sinistra Italiana. Cosa succederà ora? «Mi dispiace se qualcuno si è offeso, ma non ho intenzione di dimettermi» taglia corto Dijsselbloem.©RIPRODUZIONE RISERVATAL'attacco terroristico di Londra, che aveva come bersaglio un luogo di altissimo valore politico e simbolico, il Parlamento inglese, oltre che le vittime falciate sul Westminster Bridge, evoca la "jihad road" di Nizza e Berlino. Nel momento in cui i gruppi jihadisti non riescono a colpire con attentati in grande stile a lungo pianificati, come quelli dell'11 settembre 2001 o la "spedizione punitiva" in terra di Francia del novembre 2015, i rischi maggiori vengono dagli attentatori solitari, oltre che dai piccoli nuclei miniaturizzati di amici e fratelli, difficilmente permeabili dagli apparati di sicurezza e dall'intelligence.Resta il fatto che l'ennesimo episodio di "road jihad" rischia di alimentare il senso di insicurezza generale, poiché la percezione collettiva è che nulla si possa fare contro individui fanatizzati da un'ideologia suicidaria, decisi a mietere vittime in quello che ritiene, comunque, il campo del Nemico: si tratti di inermi pedoni, militari e poliziotti, o governanti. Nella visione del mondo jihadista non esistono innocenti. Ciascuno, tanto più se vive in una democrazia, è considerato responsabile delle scelte del suo governo e, dunque, deve condividerne, sino in fondo, la responsabilità. Nella semplificatrice e polarizzante ideologia radicale, infatti, chiunque appartenga al campo occidentale o a quello maggioritario musulmano che non condivide il messaggio jihadista, è automaticamente un "Nemico". E come tale destinatario di un irriducibile antagonismo che lo designa come potenziale vittima.È accaduto ieri, dodici anni dopo la tragica azione dei "ragazzi di Leeds" nella metropolitana londinese, ai passanti vicino al Big Ben e agli agenti di guardia al Parlamento britannico. Un tipico esempio di missione suicida, al di là del fatto che l'autore non abbia usato esplosivo per mettere fine alla sua vita. Chi attacca bersagli di quel tipo sa bene di non poterla fare franca: la morte tanto agognata, come forma di riscatto, nel "martirio" è assicurata. E così è puntualmente avvenuto davanti alla cancellata di Westminster. L'attacco, forse opera di un cittadino britannico non sconosciuto all'antiterrorismo di Londra, è avvenuto nel primo anniversario degli attacchi dei jihadisti all'aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles. Inoltre solo pochi giorni fa anche la Gran Bretagna, dopo Stati Uniti e Canada, ha adottato il "tecnomuslim ban", il bando all'uso di dispositivi elettronici su voli in arrivo da alcuni paesi islamici. Un provvedimento che, nel mondo della Mezzaluna molti, anche quelli che non condividono l'ideologia jihadista, hanno vissuto come l'ennesimo passo verso la costruzione sociale di una "religione del nemico". Costruzione che, favorisce la diffusione della propaganda jihadista, tutta articolata sulla narrazione, speculare a quella dello "scontro di civiltà" , di un conflitto insanabile tra islam e mondo occidentale.Ma non è certo quella la causa dell'attentato quanto, piuttosto, l'adesione a un ideologia come quella islamista radicale, che fa breccia tra i molti insoddisfatti del dominio, politico e culturale, del mondo occidentale. Si trovino in Medioriente, in Asia o in Europa. Di nuovo c'è che l'attacco compiuto ieri a Westmister rappresenta l'assalto a uno dei templi della democrazia e mostra il disprezzo radicale per una istituzione simbolo della sovranità popolare, odiata dagli jihadisti perché anteposta a quella divina. Un attacco che obbliga, ancor più di quanto già avvenga, i luoghi delle istituzioni a "blindarsi": come puntualmente è avvenuto non solo a Londra, ma anche a Roma o nelle altre capitali occidentali. Alimentando non solo la paura, ma anche la tentazione di affrontare la vicenda jihadista e i processi di radicalizzazione, con soluzioni che non intaccano le complesse cause politiche e culturali che ne sono all'origine.©RIPRODUZIONE RISERVATA