Renzi: «Non ci fermiamo» M5S minaccia le dimissioni

di Gabriele Rizzardi wROMA «Sarebbe stato un errore fermarsi. Berlusconi? Ha cambiato idea tante volte. Se vuole sa dove siamo , altrimenti faremo le riforme da soli». Alle 8 della sera, davanti alle telecamere del Tg1, Matteo Renzi difende la scelta di aver approvato nel cuore della notte e in un'Aula semivuota tutti gli emendamenti al disegno di legge costituzionale. Il premier, che due notti fa ha trovato il tempo per ringraziare la «tenacia» dei deputati della maggioranza che hanno votato gli emendamenti e per punzecchiare gli avversari che sono usciti dall'Aula («Un abbraccio a #gufi e #sorciverdi»), assicura che non ci sarà una corsa al voto anticipato: «Io voglio cambiare l'Italia. Le elezioni ci saranno nel 2018». Quanto alle riforme, l'ok finale arriverà entro i primi giorni di marzo. Nell'attesa, l'opposizione mastica amaro e medita vendetta. Forse già al Senato, dove i numeri per approvare la legge elettorale corrono sul filo. Il più arrabbiato è Renato Brunetta per il quale il «bullo» Renzi «rimpiangerà l'accordo con Berlusconi» e andrà incontro a brutte sorprese. «Ride bene chi ride ultimo...» chiosa il capogruppo di Fi alla Camera, che si prepara ad essere ricevuto da Sergio Mattarella. L'appuntamento è per martedì prossimo: «Presenteremo al presidente della Repubblica un testo elaborato che sarà il nostro manifesto per la difesa della Repubblica». Più che le minacce di Brunetta, a far rumore ieri è stata la proposta che Beppe Grillo ha rivolto a Fi, Lega, Sel, Fdi: sciogliere il Parlamento ed andare subito a nuove elezioni. «Le opposizioni si dimettano e tutte insieme chiedano il voto anticipato» scrive il leader pentastellato, che non perde occasione per attaccare il governo: «Sulla questione delle riforme istituzionali siamo al limite del colpo di Stato bianco, quello che non si fa con i carri armati e rastrellamenti, ma con i colpi di mano di maggioranza». I 5 Stelle sono pronti al "sacrificio"? «Noi siamo sempre pronti a dimetterci se possiamo far cadere un Parlamento che non rappresenta più nessuno, ma questi sono più sogni che realtà» ammette Roberto Fico. Sulla stessa linea, Alessandro Di Battista: «Siamo assolutamente pronti a dimetterci ma siamo certi che le altre opposizioni non lo faranno, sono attaccati alle poltrone...». E Nicola Morra, che su Facebook paragona Renzi a Mussolini, fa sapere che i 5 Stelle andranno al Quirinale: «Non ci arrendiamo. Martedì saremo dal presidente della Repubblica». Il governo è intenzionato ad andare avanti ma i problemi potrebbero venire dalla minoranza Pd. Il lettiano Francesco Boccia assicura che se al momento del voto finale sulle riforme si dovesse ripetere l'assenza di tutte le opposizioni, «la minoranza del Pd non prenderebbe parte al voto». Ma il bersaniano Alfredo D'attorre prende le distanze: «Quella di Boccia è una posizione personale. Come minoranza del Pd noi dobbiamo lavorare per riportare le opposizioni in Aula e non per uscire anche noi». Stefano Fassina, invece, difende la scelta di uscire dall'Aula: «La rifarei». Un invito a riprendere il dialogo con Fi, Sel e Lega Nord, parte da Cesare Damiano mentre Lorenzo Guerini, auspica che «ci sia la capacità di ritrovare il filo di un comune ragionamento perché le regole del gioco riguardano tutte le forze politiche, non solo la maggioranza». Angelino Alfano, invece, strizza l'occhio a Berlusconi: «Al voto finale speriamo partecipi anche Forza Italia. Sono per riaprire il dialogo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA