Fronte anti riforme ma Renzi tira dritto

di Gabriele Rizzardi wROMA Lo scontro sulle riforme questa volta è frontale e le opposizioni, tutte unite contro Renzi nel chiedere uno stop alla seduta fiume, annunciano l'Aventino, cioè l'abbandono dell'Aula di Montecitorio. Ma il premier non si fa intimidire e in serata, dopo aver riunito i parlamentari del Pd, tira dritto: «L'immagine di Scotto, Brunetta e Salvini è un'immagine che devono spiegare loro, la foto del comitato del no al referendum. Noi andiamo avanti con la seduta fiume» annuncia Renzi, che si dice comunque convinto a «mantenere aperta la strada del dialogo». Tutto avviene all'indomani della maxi-rissa scoppiata due notti fa tra democratici, vendoliani e grillini. E dopo le botte da orbi, arrivano i proclami di guerra. «Altro che Aventino, vedranno i sorci verdi...» avverte, minaccioso, Renato Brunetta durante una conferenza stampa convocata per annunciare l'uscita dall'Aula. «Abbiamo votato nel nostro gruppo e abbiamo deciso di abbandonare l'Aula come segno di responsabilità» dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera, che insieme alle altre opposizioni invoca l'intervento del Quirinale e annuncia con soddisfazione che all'inizio della prossima settimana le delegazioni dei partiti che lo hanno chiesto saranno ricevute da Mattarella. «Abbiamo chiesto di essere ricevuti e il presidente della Repubblica ci ha fatto sapere che da martedì prossimo ci riceverà gruppo per gruppo». L'Aventino di Forza Italia, ordinato da Berlusconi in risposta alla minaccia di andare al voto fatta da Renzi due notti fa, si aggiunge all'abbandono dell'Aula annunciato da Sel, M5S, Lega e Fratelli d'Italia. Tutti uniti contro Renzi, che non cambia strategia. «Come non mi sono fatto ricattare da Berlusconi per il Colle, non mi faccio ricattare da Grillo sulle riforme» tuona Renzi, che aggiunge. «Se gli altri votano, bene. Altrimenti il Pd va avanti anche da solo». E ancora: «La riforma sarà sottoposta a referendum. Vedremo se la gente sarà con noi o con il comitato del no guidato da Brunetta, Salvini e Grillo» scrive su Twiter il premier, che convoca una riunione dei parlamentari Pd e poi decide di andare alla conta con un'altra riuniuone programmata per la serata in cui annuncia che sarà messa ai voti la sua relazione che impegna i dem ad andare avanti nell'approvazione delle riforme. Ma a denunciare «l'arroganza» del premier non è solo Fi. Il partito di Nichi Vendola accusa i dem di voler mettere «sotto scacco» le Camere e protesta con forza mentre i 5 Stelle chiudono la porta anche all'appello alla ripresa del confronto che parte dal capogruppo del Pd, Roberto Speranza: «Noi abbiamo i numeri per andare avanti anche da soli ma penso sia un errore». Renzi, insomma, tira dritto ma la minoranza del Pd è in subbuglio. Fassina e Civati escono dall'Aula per protesta. Gianni Cuperlo chiede a Renzi di fermarsi per riflettere un po' mentre Bersani è scuro in volto e va giù duro. «Se il governo pretende di avere il dominio poi finisce in rissa» avverte l'ex segretario del Pd che invoca anche per le riforme un "metodo Mattarella". A mettersi di traverso è anche il lettiano Francesco Boccia ee Gianni Cuperlo chiede a Renzi di «riflettere». Mentr e Alfredo D'Attorre è netto: «Le riforme non si possono fare a colpi di maggioranza». In serata interviene ancheMassimo D'Alema: «Non si cambia la Costituzione in mezzo alle risse». Dopo la tregua raggiunta con l'elezione di Mattarella, la minoranza del Pd alza la voce e Fassina lancia una frecciata al premier: «Ha fatto il capolavoro politico di ricompattare tutte le opposizioni». Riunioni, vertici e conciliaboli, non impediscono comunque all'Aula di andare vanti con le votazioni. Ieri pomeriggio è stato "doppiato" il numero di emendamenti votato da mercoledì. Il governo avrebbe voluto concludere ieri notte l'esame degli emendamenti e rinviare gli ordini del giorno e il voto finale ai primi 10 giorni di marzo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA