Governo, salta la trattativa sulle riforme

di Gabriele Rizzardi wROMA Il governo chiederà una proroga di 6 mesi per la delega fiscale che contiene la norma del 3% sull'evasione, meglio conosciuta come "salva-Berlusconi". E si allungano un po' anche i tempi della riforma costituzionale ora all'esame della Camera. Il voto finale potrebbe esserci entro la prima settimana di marzo mentre gli emendamenti dovrebbero essere votati entro sabato prossimo. La questione è stata ieri al centro di un nuovo braccio di ferro tra maggioranza e opposizioni. Tutto si gioca sul tempo. Quello che le opposizioni, a cominciare da Forza Italia, chiedono in più a Montecitorio. E quello che serve in più al governo per mettere a punto la delega fiscale che doveva essere presentata entro il 20 febbraio. Termine che non sarà rispettato. «La delega fiscale arriverà in Consiglio dei ministri più in là di marzo, probabilmente a maggio» ha detto il viceministro dell'Economia, Luigi Casero. Quando diventerà legge dello Stato? Intervistato da Sky Tg24, Matteo Renzi dà un paio di date: «La prima parte della delega fiscale andrà in discussione nel Consiglio dei ministri del 20 febbraio. La parte del fisco, che riguarda accertamento, riscossione e abuso del diritto, la stiamo studiando. Riflettiamo per evitare che accada una schifezza. Ma dal primo settembre avremo un sistema che funziona...». Perché il rinvio? Stefano Fassina (minoranza Pd) si «rifiuta di pensare che il governo lo usi per condizionare Berlusconi», mentre Tito Di Maggio (Gal) non ha dubbi: «Il ragionamento è costringere Berlusconi a votare la riforma elettorale e la riforma costituzionale per poi fregarlo come ha già fatto con il capo dello Stato». Fantapolitica? Quel che è certo è che Renzi non prende nemmeno in considerazione i sospetti e le accuse: «Tutti dicono che la delega fiscale salva Berlusconi. Ma Berlusconi con questa vicenda non c'entra niente. Noi vogliamo recuperare l'evasione fiscale». Ma ieri a tenere banco sono state soprattutto le votazioni sul disegno di legge costituzionale. Per rispondere alle proteste dell'opposizione, che ha presentato 3mila sub-emendamenti, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha concesso un incremento di un terzo del tempo a disposizione, che si tradurrà in 5 minuti per ciascun gruppo parlamentare in ogni votazione. La proposta è stata accolta con favore dal Pd che, per bocca del capogruppo Roberto Speranza, ha chiesto all'opposizione il ritiro degli emendamenti ostruzionistici. «Di fronte alla tentazione di porre veti per bloccare le riforme, il Pd non ci sta. Diciamo no e siamo pronti alla più forte battaglia politica in Parlamento» avverte Speranza, che poi lancia un secco aut aut: «Se le opposizioni continuano a presentare sub-emendamenti chiederemo la seduta fiume». L'ostruzionismo non ha comunque impedito di approvare ieri, con 279 sì e 175 no (Fi, Lega, M5s e Sel) uno dei pilastri della riforma e cioè l'articolo 31 del disegno di legge costituzionale che definisce le nuove competenze dello Stato e delle Regioni. Via libera anche all'articolo 32, che riscrive il nuovo articolo 118 della Costituzione, dal quale scompaiono le Province. Sulla seduta fiume, che impedisce la presentazione dei sub-emendamenti e che è stata minacciata proprio per fiaccare l'ostruzionismo, si è aperta ieri sera a Montecitorio una delicata trattativa che a tarda ora pareva fallita. Per recedere dalla sua intenzione, il Pd chiedeva il ritiro di una parte dei sub-emendamenti ma le opposizioni, a cominciare dal M5S, condizionano l'eventuale ritiro ad una apertura del Pd su alcuni punti della riforma. ©RIPRODUZIONE RISERVATA