Riforme, la vendetta di Berlusconi

di Gabriele Rizzardi wROMA «Con dolore profondo del giurista nato fra i codici, ma con la coerenza dell'appartenenza, rinuncio al ruolo di relatore di questo provvedimento». La vendetta di Berlusconi nei confronti di Renzi si consuma nell'aula di Montecitorio con le dimissioni di Francesco Paolo Sisto e con la faccia feroce di Brunetta, che presenta 800 sub-emendamenti e promette vita dura al governo. «Noi faremo di tutto per rallentare il percorso verso il disastro. Sarebbe pura irresponsabilità percorrere una strada che si sta palesando come direttrice autoritaria» attacca il capogruppo di Fi alla Camera, dove ieri sono riprese le votazioni sul disegno di legge costituzionale che dovrebbe eliminare il bicameralismo. «Il patto del Nazareno non esiste più e Forza Italia è libera di non essere scontenta» aggiunge Sisto, per il quale le scelte di Forza Italia dopo l'«incolpevole rottura» del patto istituzionale «sono incompatibili con il mio ruolo di giocatore, di centravanti, di punta». Il clima bellicoso rende impervio il cammino della riforma. Il primo voto sugli emendamenti arriva infatti dopo due ore dall'inizio della seduta e subito la Lega e il Movimento 5 Stelle chiedono che il provvedimento torni all'esame della commissione Affari Costituzionali. Ma il rinvio viene bocciato a larga maggioranza (124 i voti di scarto). Forza Italia prova a rendere difficile il percorso delle riforme ma il governo, con Luca Lotti e Maria Elena Boschi, tira dritto. «Mi dispiace per le dimissioni di Sisto, ma noi andiamo avanti. Il patto del Nazareno sono le riforme che stiamo portando avanti» dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che critica il comportamento di Forza Italia sul voto, che a volte va contro i propri emendamenti (presentati prima della rottura con Renzi). «Non ci sembra che all'interno di Fi ci siano idee chiare ma non metto bocca nei partiti altrui...» chiosa Lotti. A ricordare che il partito di Berlusconi sta votando in modo «vario e eterogeneo» è anche la Boschi, che non vuole nemmeno sentir parlare di rinvii: «Stiamo lavorando con l'obiettivo di chiudere sabato ma dipende da quanto l'opposizione vorrà bloccare le riforme». Tranciante è il commento del capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza: «Nessuno ci può impore veti e noi andiamo avanti con decisione. Lo vuole l'Italia». Quel che è certo è che Fi si presenta spesso divisa sulle votazioni, che avvengono in ordine sparso. E a un certo punto il fittiano Maurizio Bianconi sbotta: «L'ala berlusconiana vota contro un suo emendamento... Lo sapevamo che l'annunciata opposizione era una farsa, ma non pensavo di precipitare così nel ridicolo né di essere su "Scherzi a parte"». Immediata la replica di Brunetta: «Sulle riforme Fi fa un'opposizione responsabile e selettiva, non meccanicistica. Il resto sono strumentalizzazioni». Pronta è la controreplica di Roberto Giachetti (Pd): «Fi vota in tre modi sulle riforme: verde (favorevoli), bianco (astenuti) e rosso (contrari). Compatti a difesa del tricolore! Poche idee ma confuse». Ad arroventare il clima, però, non è stato solo il partito del Cavaliere. I deputati di M5S e Sel , che ieri hanno esaurito i tempi a loro disposizione per intervenire, hanno protestato lanciando i corposi volumi degli emendamenti sul banco della Presidenza. Il presidente di turno, Marina Sereni (Pd), ha espulso il "lanciatore" Adriano Zaccagnini (ex 5 Stelle confluito in Sel) e ha sospeso la seduta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA