Renzi: «I numeri li abbiamo lo stesso»

di Gabriele Rizzardi wROMA Questa volta il siluro contro Berlusconi prende la forma di una newsletter ai cittadini che Matteo Renzi "spara" a inizio mattinata. «Se Forza Italia, che ha sempre difeso le idee alla base del patto sulle riforme, adesso vuole rimangiarsele, buon appetito. Ho sempre detto che voglio fare accordi con tutti e che non ci facciamo ricattare da nessuno. Perché i numeri ci sono anche senza di loro» scrive il premier che, in vista delle votazioni su riforme e Italicum, ribadisce la linea intransigente del partito. Quel che è certo è che col patto del Nazareno in apnea, tutti guardano con interesse al pallottoliere dei numeri a Palazzo Madama, dove il Pd avrà bisogno di una nutrita pattuglia di "responsabili" per portare a compimento il percorso riformatore. E la recente "chiamata" di Renzi, per il quale il patto del Nazareno «non è un papiro segreto con dentro chissà cosa ma un accordo alla luce del sole su tre punti centrali», ha trovato ascoltatori attenti tra gli ex 5 Stelle, il gruppo di Gal in Senato e soprattutto in Scelta civica. Il partito di Monti, che domani celebrerà il suo congresso, continua infatti a pardere pezzi. Ieri, in otto, hanno deciso di approdare al Pd. Insieme a Gianluca Susta, Alessandro Maran, Pietro Ichino, Ilaria Borletti Buitoni, Ilaria Tinagli e Carlo Calenda, ci sono anche il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, e Linda Lanzillotta. Il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, per «ora» non si iscriverà al Pd ma anche lui lascerà il partito fondato da Monti e si iscriverà al gruppo misto. Va detto, però, che i numeri della maggioranza restano invariati. I senatori di Scelta civica che entrano nel Pd già votavano la fiducia al governo. Il soccorso a Renzi sarà garantito anche in questa occasione da un gruppo di responsabili? Pier Luigi Bersani invita a ragionare «politicamente» sull'allargamento della maggioranza mentre Massimo D'Alema chiede al governo di continuarte con il "metodo Quirinale" anche per le riforme: «Si parta dal Pd unito e non si arruolino gli Scilipoti di turno. Il governo del Paese non può puntare a sostituire il patto del Nazareno con il Trasformismo parlamentare». Resta il fatto che con il patto del Nazareno in agonia tutti guardano con interesse agli ex 5 Stelle, al Senato divisi in tanti rivoli dopo l'addio a Grillo. C'è la componente X che conta quattro senatori (Romani, Mussini, Bignami e Pepe). A questa si affianca "Italia Lavori in corso" che in questi mesi ha perso diversi pezzi e ora conta solo su Campanella e Fabrizio Bocchino. Poi ci sono altri 10 senatori che, dopo l'uscita dal M5S, non hanno aderito ad alcuna componente. Di questi, quattro (Casaletto, De Pietro,Orellana e Bencini) hanno votato per Mattarella al Colle. con loro per Mattarella Presidente hanno votato anche Campanella e Bocchino. Ed è soprattutto su questi ultimi 6 nomi che si gioca in queste ore la complicata partita dei "responsabili". Il senatore di Gal (Grandi Autonomie e Libertà) Giuseppe Ruvolo assicura che entro un paio di settimane nascerà a Palazzo Madama il gruppo dei "Salvapatto" del Nazareno. Per formare un gruppo servono almeno 10 senatori e Ruvolo vede il traguardo ormai vicinissimo. E un altro senatore di Gal, Paolo Naccarato, assicura che tutto avverrà senza la necessità di trattare alcunché con Renzi o con il Pd: «Si va consolidando al Senato un'area di Stabilizzatori per far fronte a marosi, beccheggi, rollio e sussulti che si possono incontrare durante la navigazione del governo, che deve invece procedere con timone fermo sulla strada delle riforme in tutti i settori...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA