Il sollievo del Pd «Possiamo fare anche senza di loro»

di Gabriella Cerami wROMA Ieri prima uscita ufficiale per il nuovo presidente della Repubblica. La location è il Consiglio di Stato dove Sergio Mattarella, insieme alle più alte cariche della Repubblica partecipa alla cerimonia di presentazione dell'attività annuale della Giustizia amministrativa. A Palazzo Spada, il Capo dello Stato tradizionalmente presenzia ma non interviene e a questo costume dovrebbe attenersi anche Mattarella. Intanto il nuovo presidente sta prendendo confidenza con il suo nuovo incarico e anche le misure con i locali che ospiteranno il suo settennato. Finite le cerimonie di insediamento, ieri Mattarella ha dedicato l'intera giornata a lavorare sui dossier ancora aperti, che gli sono stati consegnati dal suo predecessore Giorgio Napolitano (domande di grazia, accredito degli ambasciatori esteri, convocazione delle riunioni del Consiglio superiore della magistratura). Ha incontrato il segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, negli uffici del palazzo per fare il punto e poi è tornato nella sua abitazione a esaminare le carte. Abitazione non particolarmente grande. Il Capo dello Stato ha scelto di vivere nell'appartamento dove ha abitato Carlo Azeglio Ciampi, dall'altra parte del palazzo rispetto a dove ha alloggiato in questi ultimi anni Napolitano con la moglie Clio. L'appartamento di Mattarella si trova alla fine della cosiddetta "manica lunga" nella "Palazzina del Fuga", dalla parte opposta rispetto all'entrata principale del Quirinale. È di circa 100 metri quadrati, è arredato con mobili del settecento ed è dotato di una cucina privata. È in questa casa, sul Colle più alto, che il Capo dello Stato trascorrerà i prossimi anni. In queste ore, l'agenda del nuovo inquilino si infittisce di impegni. La prossima settimana Mattarella presiederà per la prima volta il Csm in occasione della nomina, da parte del plenum, del nuovo Procuratore generale della Cassazione, in sostituzione di Gianfranco Ciani, che sta per andare in pensione. La data esatta dovrebbe essere definita nei prossimi giorni. Martedì prossimo invece parteciperà alla Camera alle celebrazioni per il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Lo stesso giorno presenzierà all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte dei Conti. Mentre tra due settimane verrà in visita a Roma il nuovo segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che avrà un incontro con il Capo dello Stato. Per quanto riguarda la regia del Quirinale ci vorrà qualche giorno prima che Mattarella decida a chi affidarla. Per ora, nell'attesa di entrare pienamente nel meccanismo, sono stati confermati al loro posto il segretario generale e i responsabili degli uffici. Ma il Presidente sta pensando anche a questo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA di Gabriele Rizzardi wROMA «La prossima settimana si voterà sulle riforme da martedì a sabato. Noi abbiamo una maggioranza ampia alla Camera e andiamo avanti. Se ci ripensano siamo qui». Lo stop di Forza Italia al patto del Nazareno non preoccupa più di tanto il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, che, intervistata dal Tg3, ricorda che «non c'è mai stato» un accordo con Berlusconi sul Quirinale e certifica l'implosione di Fi: «Io credo che oggi non si sia rotto il patto del Nazareno, semmai si è rotta Forza Italia. Noi rispondiamo agli italiani non a Silvio Berlusconi. Fi ha cambiato idee sulle riforme perché abbiamo eletto una persona per bene come Mattarella? Ci spiace per loro ma se tornassimo indietro lo rifaremmo». Il sigillo alla linea ufficiale del partito lo mette Matteo Renzi, che comincia la giornata con un tweet che mette nel conto l'Aventino del Cavaliere. «Porteremo a casa le riforme. Gli italiani con il referendum avranno l'ultima parola. E vedremo se sceglieranno noi o chi non vuole cambiare mai» scrive il premier, che incassa l'ok del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble («Il governo italiano ha fatto le riforme necessarie») e pensa ad allargare il ministero degli Affari Regionali per trasformarlo in ministero del Mezzogiorno, che abbia anche la gestione dei fondi europei. A guidarlo sarebbe un'altra donna dopo le dimissioni di Maria Carmela Lanzetta. In pole position ci sarebbe la deputata dem Valentina Paris mentre Anna Finocchiaro dovrebbe andare alla Consulta. Ma ieri a dominare la scena è stata la reazione del Pd al forfait sulle riforme annunciato dal consigliere politico del Cavaliere, Giovanni Toti. Un "addio" al patto del Nazareno che per molti dirigenti del Pd rappresenta una sorta di liberazione e anche una semplificazione. «Contenti loro contenti tutti. Ognuno per la sua strada, è meglio per tutti. Per noi sicuramente» taglia corto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Luca Lotti. Sarà più semplice fare le riforme senza Forza Italia? Matteo Orfini ne è convinto. «Noi abbiamo cercato di coinvolgere le opposizioni. Nel momento in cui abbiamo registrato una perdita di disponibilità e di serietà diventa più facile, perché cercare una convergenza larga comporta un faticoso lavoro di mediazione» spiega il presidente del Pd per il quale in questi mesi è stato raggiunto un delicato punto di equilibrio e non si può tornare indietro. Tranciante è il giudizio della vicesegretaria del Pd, DeboraSerracchiani: «Se il Patto del Nazareno è finito, meglio così. La strade delle riforme sarà più semplice. Arrivare al 2018 senza Brunetta e Berlusconi per noi è molto meglio». Al coro si aggiunge Gianni Cuperlo che, intervistato dal Tg3, taglia corto: «Il patto del Nazareno è morto? Non mi vesto a lutto... Spero che adesso si discuta dei capilista bloccati dell'Italicum». A contestare la linea di chiusura decisa dal Cavaliere è anche il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, che ribalta le argomentazioni dei "falchi" azzurri: «La reazione di Brunetta fa sorgere un dubbio: Forza Italia voleva le riforme per il bene del paese o solo per avere un presidente della Repubblica amico?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA