Renzi: «Vado avanti mettendo il turbo, non mi fermeranno»

di Gabriele Rizzardi wROMA «Sulle riforme non ha senso rimettere in discussione tutto. Noi andiamo avanti comunque, credo anche con Forza Italia. Se non vorrà, andremo avanti da soli». Chiusa la partita del Quirinale tra polemiche e mal di pancia , Matteo Renzi stringe i bulloni della macchina-riforme e fa capire al centrodestra ma anche alla minoranza Pd che dopo l'elezione di Mattarella nessuno potrà pretendere di incassare dividendi. Il messaggio è diretto alla sinistra dem, che spera in un ritocco all'Italicum, ma anche e soprattutto a Forza Italia, che promette di alzare la voce in Parlamento nel nome di una dura opposizione, e al Nuovo centrodestra, che rischia la polverizzazione e chiede a gran voce una verifica di governo che il premier non è disposto a concedere. Ma l'affondo, quello vero, contro il partito di Angelino Alfano, arriva nelle prime ore del mattino dagli studi di Rtl. Renzi è caricatissimo. Spiega che Mattarella sarà un arbitro «imparziale» quindi pronostica che diventerà «un punto di riferimento per tutti i cittadini italiani» e poi fa partire un siluro verso gli alleati di maggioranza dell'Ncd, partito diviso, che perde pezzi e rischia l'implosione. «Oggi bisogna lavorare con calma, chi ha da leccarsi le ferite lo faccia ma non c'è bisogno di discussioni polemiche da vecchia politica. Siamo qui a governare l'Italia, non a compattare le alleanze interne» taglia corto il premier, che non fa sconti e aggiunge secco: «L'elezione del capo dello Stato mette il turbo, non rallenta le riforme. Avanti tutta, io non passo i prossimi mesi a parlare con i partitini, sarò tra gli italiani per rimettere in moto il paese». Passa qualche ora e dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che non nasconde un forte malumore e critica Angelino Alfano per come ha gestito la partita del Colle, arriva una secca e stizzita replica. «Al segretario del Partito democratico e al presidente del Consiglio, noi diciamo che non siamo abituati e non siamo nati per fare i cespugli. Non siamo attaccati alle poltrone ma non siamo nenache abituati a fare i tappetini» scandisce il ministro, che non rinuncia ad uno scatto d'orgoglio: «I cespugli sono quelli che hanno permesso con responsabilità la nascita del governo Letta e poi Renzi». Una risposta che non preoccupa neanche un po' il presidente del consiglio, che in mattinata risponde anche a Pier Luigi Bersani per il quale il nuovo capo dello Stato sarà «puntiglioso» nel vaglio delle riforme costituzionali. «Non è che Napolitano fosse meno rigoroso o attento, evitiamo di mettere in mezzo il capo dello Stato. Le riforme vanno avanti perché servono all'Italia e agli Italiani». Un altolà utilizzato dal premier anche per ricordare che la discussa norma del 3% prevista dalla delega fiscale sarà rivista. «Vedremo se cambiarla e come. Ma Berlusconi non c'entra niente...» precisa Renzi, che nel pomeriggio scrive una lettera agli iscritti del Pd per ricordare che sulle riforme «il governo andrà avanti con determinazione» e che iol Pd «è la più grande speranza della politica italiana». Il centrodestra, intanto, ribolle. Barbara Saltamartini (che guarda ormai alla Lega di Salvini) ieri ha incontrato Alfano e poi ha confermato le sue dimissioni da capogruppo Ncd: «Per quanto mi riguarda, cotinuare a sostenere questo governo non è più possibile». Per Nunzia De Girolamo serve un «chiarimento» in Ncd e con Renzi mentre per Formigoni è necessaria una «verifica» di governo. Ma anche Forza Italia rischia l'implosione. Giovanni Toti dice chiaro e tondo che la linea del Nazareno «non ha portato risultati» e fa autocritica, o meglio, punta il dito contro Verdini che ha tenuto i contatti con il governo: «Lo strappo lo ha voluto Renzi ma anche noi abbiamo contribuito con alcuni errori». Errori? Verdini spiega di essere un «berlusconiano che ha seguito le direttive» nel voto su Mattarella ed esclude passi indietro: «Le dimissioni non sono nel mio dna e non ne vedo le ragioni». L'unico punto sul quale nel sono tutti d'accordo è lo sconto di pena concesso a Berlusconi. «In questi giorni tormentati, almeno una buona notizia» dicono, all'unisono, in Forza Italia e Ncd. ©RIPRODUZIONE RISERVATA