Alfano contestato avverte il governo «Non farò sconti»

di Gabriele Rizzardi wROMA «Ora faremo sentire forte la nostra voce all'interno del governo, a partire dalla riforma delle banche popolari e i decreti sul jobs act». Dopo aver votato Mattarella, Angelino Alfano presenta il conto. Il leader del Nuovo Centrodestra , che nega di aver subìto pressioni da Renzi, assicura che d'ora in poi non farà sconti al governo di cui fa parte e risponde a brutto muso a chi ha criticato la sua gestione del "dossier" Quirinale. «Ho deciso di votare Sergio Mattarella e sono convinto di aver fatto bene. Questo ha creato forti malumori nel mio partito ma io non tratterrò nessuno come non ho costretto nessuno a venire, chi ci sta ci sta». taglia corto Alfano. La determinazion e del ministro dell'Interno non spaventa Maurizio Sacconi, che non è minimamente intenzionato a fare marcia indietro. «Mi sono dimesso da capogruppo e confermo le mie dimissioni. Il punto è politico e riguarda il fatto che Renzi ritenga il rapporto con le forze politiche una sorta di corsa in taxi e ne chieda il prezzo» chiosa il senatore Ncd. A giudicare sbagliata la linea seguita sul Colle è anche Giuliano Cazzola: «Ho deciso di lasciare il Nuovo Centrodestra a cui avevo aderito dal momento della sua costituzione». Nunzia De Girolamo, invece, chiede un «sussulto di dignità» e nega l'intenzione di traslocare nella Lega: «Fantasie giornalistiche...». Ad avere seri problemi è anche e soprattutto Silvio Berlusconi che, "tradito" da Renzi e da Alfano sul Quirinale e con un partito diviso ormai per bande, pensa a come rientrare in partita. Operazione non semplice perché il campo del centrodestra è pieno di mine. Il Cavaliere sa benissimo che lo scacchiere delle alleanze per il momento è inutilizzabile, perché l'Ncd non ha mantenuto fede al patto sul Colle e la Lega di Matteo Salvini non ne vuole sapere di Angelino Alfano. Oggi, insomma, è difficile pensare a un riscatto dietro l'angolo. Ma Forza Italia pensa comunque ad alzare il prezzo e Giovanni Toti fa capire che la partita su Mattarella avrà riflessi sulle riforme: «Lo strappo sul Quirinale non potrà non avere delle conseguenze sul clima che si era creato fino ad ora». Quel che è certo è che sul Quirinale il Cavaliere se l'è presa più con i suoi consiglieri Verdini e Letta che con Renzi. Perché loro gli hanno dato i consigli sbagliati e non hanno saputo arginare l'astuzia del premier. Ma a puntare i piedi è soprattutto Raffaele Fitto, che «entro pochi giorni» vuole capire quali siano le intenzioni di Berlusconi per poi «regolarsi di conseguenza». Fitto vuole imprimere una svolta anti-governativa a Forza Italia ma Berlusconi prende tempo, tiene i vertici del partito in "ghiacciaia" e si candida a prendere in mano sia i rapporti con il governo che le sorti del suo partito. Gli azzurri riusciranno a suturare le ferite ancora aperte? Maurizio Gasparri lo auspica ma non scommette un soldo: «L'unità oggi appare un'impresa, ma faticosamente dobbiamo cercarla». Nel campo del centrodestra, l'unico che non esce con le ossa rotte è Matteo Salvini, che ha le mani libere e detta le condizioni. «Peggio di così il centrodestra non poteva uscirne» affonda il leader leghista, per il quale c'è solo una via d'uscita. «Noi abbiamo un appuntamento di piazza già fissato, quello di sabato 28 febbraio a Roma che a questo punto diventa un momento di raccolta per tutti coloro che non vogliono morire renziani» dice il segretario della Lega, che è disposto a parlare con Berlusconi ma non certo con Alfano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA