Mattarella spacca il patto del Nazareno

di Gabriele Rizzardi wROMA La prima grande votazione sul successore di Giorgio Napolitano si chiude a Montecitorio, come era largamente previsto, con un trionfo di schede bianche (538). Anche perché Pd, Forza Italia e i centristi di Area Popolare hanno deciso di non scrivere nomi e questa è stata l'unica cosa sulla quale ieri sono sembrati essere d'accordo. Per il resto, si può dire che i rapporti tra il partito di Renzi e quello di Berlusconi hanno toccato il punto più basso di sempre. E questo perché, incontrando i grandi elettori dem, il premier-segretario ha scelto di ricompattare la minoranza del suo partito, che ha accolto con voto unanime e un lunghissimo applauso liberatorio la formalizzazione della candidatura di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. «Una volta scelto un candidato per il Quirinale, vincolo di lealtà impone di considerare questo come un passaggio nel quale non ci divertiamo a bruciare nomi. Chi ha voglia di bruciare fa i falò, non il grande elettore» ha messo in chiaro Renzi, che dopo aver elencato le ragioni che lo hanno spinto a puntare su Mattarella, non ha citato esplicitamente Romano Prodi ma ha fatto riferimento ai 101 che lo impallinarono: «Oggi è l'occasione per cancellare lo smacco del 2013. Abbiamo l'opportunità di cambiare, non il corso di questa legislatura, ma di cancellare quello smacco». Dopo Mattarella, «candidatura autorevole e in grado di dire, con la schiena dritta, dei no se necessario anche a coloro i quali lo hanno indicato», non ci saranno altri nomi per il Pd. E se non ci saranno sorprese, dopo altre due votazioni tutte all'insegna della scheda bianca, la terza, che ci sarà domani e con un quorum che scenderà a 505, sarà quella dell'investitura. Questa è l'indicazione che Renzi ha dato ai suoi grandi elettori. E questa è la ragione che ha fatto letteralmente infuriare Berlusconi, che ieri mattina è stato quasi convinto da Confalonieri e Gianni Letta ad accettare il voto su Mattarella ma poi, pressato dai "falchi" di Fi, ha deciso di non essere della partita. Il no a Renzi è stato accompagnato dalla decisione di votare scheda bianca anche alla quarta votazione (per vedere se il premier ce la fa da solo) e da un annuncio di guerra sulle riforme, ma non solo. «Allo stato attuale non ci sono più le condizioni che hanno portato a siglare il Patto del Nazareno, che oggi ha subìto un altolà» ha scandito un Cavaliere furioso e deciso a far pagare il conto al premier del suo "tradimento". «Ora si rimette in gioco tutto. Al Senato Renzi non ha i numeri , e quando il ddl riforme dovrà tornare lì non potranno approvarlo. Idem per la legge elettorale, che ora dovrà passare all'esame della Camera, dove il Pd ha il numeri. E allora se la votino da soli...» ringhia Berlusconi, che ieri ha fatto fronte comune contro il Pd con il suo ex delfino, Angelino Alfano. La rabbia e l'amarezza per la decisione di Renzi accomuna tutto il Nuovo Centrodestra che però si divide sulla linea da tenere d'ora in avanti. Una parte più oltranzista è pronta a sposare la battaglia annunciata da Berlusconi, una parte invita invece alla prudenza. E in serata è Alfano a tirare il freno a mano: «Ogni valutazione sul governo è fuori luogo. Per noi il patto di governo tiene ed è estraneo a questa giornata». Il partito di Renzi avrà i numeri per eleggere Mattarella? A Largo del Nazareno assicurano che l'asticella nel Pd è fissata a quota 580 (ai 446 grandi elettori dem si aggiungerebbero i 33 voti di Sel, poi ci sono i 35 ex 5 Stelle, i 32 di Scelta Civica e i 32 delle Autonomie estero, Psi e Pli). Ieri, comunque, il candidato che ha raggiunto il maggior numero di voti (120) è stato Ferdinando Imposimato, votato in massa dai 5 Stelle. Al secondo posto (con 49 preferenze) si è piazzato il giornalista Vittorio Feltri, candidato di bandiera di Lega e Fratelli d'Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA