Senza Titolo

di Maria Berlinguer wROMA Matteo Renzi vince il braccio di ferro con i senatori Pd sull'Italicum ma la conta imposta dal segretario premier lascia sul campo molte ferite aperte che potrebbero riaprirsi sul Quirinale. È finita con 71 voti a favore dell'Italicum e 29 no la conta che Renzi ha imposto ai senatori. Il secondo tempo dell'assemblea con il capo del governo, è cominciato dopo il sesto faccia a faccia di Renzi con Berlusconi. Il premier arriva a Palazzo Madama forte del via libera avuto dal Cavaliere su soglie di sbarramento e premio di lista e delle rassicurazioni ottenute sulla tenuta del corpaccione di Fi, in fibrillazione come il Pd. I due si sono messi d'accordo di negare di aver affrontato anche la questione del successore di Napolitano ma la trattativa sarebbe a buon punto anche sul nome del futuro candidato e il borsino di ieri dà in calo Giuliano Amato in favore di Sergio Mattarella o di Anna Finocchiaro. Ma è sull'Italicum che Renzi ha il via libera. «Mi vedo con Berlusconi perché non voglio più governare con lui, dobbiamo votare un documento, non si tratta di un voto di coscienza, l'Italia ha già rallentato troppo su molti campi, basta con i frenatori», dice Renzi magnificando le novità del nuovo sistema elettorale con il quale la sera delle elezioni «avremo un vincitore, non subiremo più i veti dei piccoli partiti e il governo durerà cinque anni». Anzi visto che il premier è anche il segretario Renzi annuncia che proporrà a breve di cambiare lo statuto del partito per stabilire non solo che il segretario è il candidato premier ma che resta in carica anche lui per 5 anni. E siccome il tempo è tiranno e sull'Italicum sono stati presentati 44mila emendamenti, Renzi chiede al gruppo di Palazzo Madama di votare a favore dell'emendamento-canguro del senatore democratico Esposito (giovani turchi), una fotocopia dell'Italicum, che però in base al regolamento può cancellare tutti gli altri emendamenti ostruzionistici alla legge. È a questo punto che Miguel Gotor, si alza e presenta un documento, firmato da 29 senatori «irriducibili» che insistono nel bocciare la riforma elettorale e chiedono di cancellare i capolista bloccati. «Noi non arretriamo, è una questione di dare rappresentanza ai cittadini, vogliamo entrare nel merito delle legge elettorale», dice Gotor a nome del gruppo dei 29. «Noi siamo 29 e rispondiamo agli elettori ma come andrà non dipende tanto dalla minoranza ma come è andato l'incontro con Verdini stamattina. È possibile che siano 3 o 4 persone a stabile i criteri di rappresentanza di un Paese?», chiede Gotor confermando che per quanto lo riguarda lui voterà i suoi emendamenti, anche se in contrasto con il governo. Il documento di minoranza spiazza Renzi che non era stato informato della mossa della sinistra. Ma il segretario tira dritto e vuole la conta. «In un partito democratico non si caccia la minoranza ma dopo il confronto si decide cosa fare insieme», dice. Poi chiede di votare, sicuro che la lista dei 29 perderà qualche pezzo cosa che puntualmente avviene visto che tre senatrici, Puppato, Albano e Idem, in serata annunciano che pur avendo firmato il documento Gotor voteranno l'Italicum. «Abbiamo discusso ora la minoranza si adegui, altrimenti sarebbe uno strappo, i 29 ci ripensino», avverte Maria Elena Boschi. Il ministro delle Riforme non appare preoccupata. «I numeri ci sono, siamo tranquilli». «Possiamo chiudere in 48, 72 ore», dice anche Renzi che vuole archiviare la partita delle riforme prima che si apra quella ben più complicata del Qurinale. Il voto sull'Italicum potrebbe slittare a oggi. Ai senatori in ogni caso anche ieri il premier ha ricordato che su riforme e Colle ci si può far male tutti quanti. Lo spettro dei 101 franchi tiratori che impallinarono nel segreto delle urne Marini e Prodi continua a preoccupare Largo del Nazareno che arriva alla conta sul Quirinale con Pd sempre più spaccato dove da ieri c'è una minoranza pronta a sfidare il premier. ©RIPRODUZIONE RISERVATA