Senza Titolo

di Maria Berlinguer wROMA «L'antipolitica è ormai quasi una patologia eversiva». Giorgio Napolitano davanti all'Accademia dei Lincei condanna senza giri di parole il sistema politico che «da due anni è afflitto dall'antipolitica». Un messaggio forte, quasi un testamento politico, che il capo dello Stato pronuncia davanti agli accademici e che Beppe Grillo legge subito come diretto soprattutto al Movimento 5 Stelle. Tanto da reagire minaccioso. «Napolitano deve stare molto attento», dice il leader pentastellato che ieri è sceso a Roma per presentare il referendum anti-euro e ha polemizzato soprattutto con Matteo Salvini rivendicando per il suo Movimento la patente di unico concorrente pulito. «Rischia che lo denunciano per vilipendio al Movimento», aggiunge l'ex comico. Grillo ha «la coda di paglia», commenta Miguel Gotor, del Pd. È una doppia frustata quella che Napolitano lancia alla vigilia delle probabili dimissioni. Il Paese è in un evidente stato di «degrado» morale e sociale, stravolto da faziosità presenti in tutti i partiti e lacerato da criminali infiltrati nella politica. Sul banco degli imputati c'é tanto «il decadimento della politica», la degenerazione di una classe politica invischiata nel malaffare, quanto chi sull'onda dell'indignazione popolare cavalca l'antipolitica e spinge sull'antieuropeismo. «In Italia esistono, magari al di fuori di ogni etichettatura di sinistra o di destra, gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti puramente pacifici, esiste un rischio di focolai di violenza destabilizzante, eversiva che non possiamo sottovalutare», avverte Napolitano. Un allarme condiviso da altri protagonisti degli anni di Piombo. «Mi sembra di assistere ai prodromi di nuovi anni di piombo, il clima è caldo e tutti dovremmo assumerci le responsabilità di questa situazione che si aggrava di giorno in giorno», conferma Rosario Priore giudice istruttore di alcuni dei processi tra i più importanti all'eversione, dal caso Moro a Ustica. Napolitano però invita il ceto politico a non fare l'errore di assimilare il rischio di focolai eversivi con «tutte le pulsioni di malessere sociale, di senso dell'ingiustizia, di rivolta morale e di ansia di cambiamento con cui le forze politiche e di governo devono fare i conti». «La moralità di chi fa politica poggia sull'adesione profonda a valori e fini alla cui affermazione concorre col pensiero e con l'azione, altrimenti l'esercizio di funzioni politiche può franare nella routine burocratica, nel carrierismo personale se non nella più miserevole compravendita di favori, nella scia di veri e propri circoli di torbido affarismo e sistematica corruzione», ammette il presidente. Ma il discorso è anche l'occasione per denunciare quanto accaduto nelle aule parlamentari negli ultimi anni. «Metodi ed atti concreti di intimidazione fisica, minaccia di rifiuto di ogni regola ed autorità ed in sostanza tentativi sistematici ed esercizi continui di stravolgimento ed impedimento della vita politica e legislativa in ambedue le Camere». Da convinto europeista Napolitano ha stigmatizzato le troppe «svalutazioni sommarie e posizioni liquidatorie che si registrano sull'Europa». Infine il presidente ha per la prima volta commentato lo scandalo che sta scuotendo la Capitale. Nell'Italia del dopoguerra un'intera generazione sfinita dal fascismo e devastata dalla guerra, seppe riprendere in mano le redini del Paese spinta dalla voglia di «una politica pulita».Napolitano ha garantito che fenomeni di corruzione e malavita emersi a Roma saranno duramente stroncati. «Non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive che si riproducono attraverso i più diversi canali come in questo momento è emerso dai clamorosi accertamenti della magistratura nella stessa Capitale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA