«Non meritavamo questa botta»

di Fabrizio Guerrini wBRONI Giornata pesante a «Terre d'Oltrepo»: 900 soci, la più grande Cantina sociale di Lombardia (530mila quintali di uva pigiati, un fatturato annuo di 40milioni di euro). L'inchiesta è peggio di una grandinata. Se grandina spiegano cosa è accaduto ai vigneti. Adesso,no. «Stiamo lavorando, non ho certo tempo per i commenti» taglia corto Livio Cagnoni, direttore generale, il cui nome spunta è nelle carte dell'inchiesta. Considerato uno dei più abili manager del vino lombardi, Cagnoni è da sempre uomo di poche parole e ora lo è più che mai. «Nessun commento», ripete il vicepresidente Graziano Faravelli (che nel 2008 come vicepresidente della Cantina di Casteggio seguì la pratica della fusione con Broni) . Si capisce, però, dal tono di voce che la tensione è alta soprattutto su come reagire sul piano della comunicazione. Ma con una sessantina di aziende toccate dai controlli in 18 Comuni collinari e con voci che si rincorrono da tempo, l'argine del silenzio potrebbe non bastare. Infatti, c'è, intanto chi interviene sul caso. Riccardo Fiamberti, ex sindaco di Canneto (adesso in municipio c'è la moglie), ex presidente di Coldiretti, ora presidente della Commissione agricoltura della Provincia, dice la sua: «Punto primo: non si faccia di tutta l'erba un fascio anche perchè l'Oltrepo, con tante giovani aziende che quest'anno hanno vinto tanti premi nazionali e internazionali, non meritava questa botta. Ma si rialzerà. Punto secondo: basta con chi fa vendemmie di carta». Certificazioni vendemmiali: la dichiarazione di quanto ogni viticoltore ha raccolto. Numeri sulla carta che devono corrispondere all'uva effettivamente raccolta soprattutto se questa uva è rigorosamente Doc. «L'Oltrepo continui, come ha sempre fatto, a fare il vino pigiando l'uva anziché la carta». Non usa mezzi termini il sindaco di Santa Maria della Versa, Maurizio Ordali. «Siamo in attesa di conoscere gli eventi, ma questi episodi sono il frutto di una ricerca sfrenata di fare quantità con il vino, invece che qualità– prosegue Ordali -. Abbiamo la fortuna di avere un territorio che esalta la qualità dei nostri prodotti e, invece, abbiamo abbandonato la gran parte dei terreni che facevano vino doc». Entro la fine dell'anno il Comune di Santa Maria della Versa approverà un regolamento per la valorizzazione delle De.Co., le denominazioni comunali. Delimitare e vincolare le zone produttive d'Oltrepo. «E' questa la politica da seguire e, in futuro, vogliamo attivare con i produttori e le cantine il discorso di un'etichetta unica "Val Versa" per i nostri vini. Basta con le bottiglie che costano un'euro» conclude Ordali. Dalla bufera dell'inchiesta a cosa costruire per il futuro: l'Oltrepo fa leva sui suoi produttori. Tra questi anche Giulio Fiamberti, che ha appreso la notizia a Monaco di Baviera, impegnato in una fiera internazionale: «C'è una certa tensione sull'argomento. Ovviamente se emergerà qualcosa di non corretto è giusto che sia punito, ma siano tutelati i viticoltori – afferma il produttore -. Il Pinot grigio è uno dei prodotti attualmente più richiesti dal mercato e, comunque vada a finire, questa vicenda una scossa al mercato la darà». Pinot Grigio, le quotazioni nell'ultima vendemmia erano in salita e avevano superato anche quelle dello stesso Pinot Nero per le basi spumanti ( va ricordato come quest'ultimo sia un'uva rossa a differenza del grigio). Il Pnot Grigio è soprattutto imbottigliato da cantine non oltrepadane a cui l'Oltrepo vende l'uva. Cosa accadrà? «Sono cose che non dovrebbero succedere. Purtroppo, alla fine, ad essere danneggiati sono i produttori onesti e tutta la nostra zona» è il commento di Alessio Brandolini, titolare di un'azienda agricola a San Damiano al Colle. (ha collaborato Oliviero Maggi)