Da Arena Po decollavano gli assi della caccia

ARENA PO Bunker in cemento, resti di hangar e di postazione antiaeree. Cascina Vaga, piena campagna tra Ripaldina (Arena Po) e Fabbrica (Bosnasco), conserva ancora oggi le tracce del campo di aviazione utilizzato durante la Seconda guerra mondiale sia dalla Regia Aeronautica che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, dalla Anr, l'aviazione di Salò (Aeronautica nazionale repubblicana). Da qui, da questi prati verdi nelle campagne del Basso Oltrepo, decollarono i bombardieri Br20 Cigogna del tredicesimo stormo diretti in Francia nell'estate del '40. E sempre da qui si mossero i caccia Fiat G55 Centauro del 2° gruppo dell'Anr, impegnati in un'impari lotta contro i pari classe inglesi e americani. Tra i piloti caduti in combattimento, spicca il nome del sottotenente Sergio Orsolan. Formatosi alla scuola di volo di Grosseto, Orsolan il 3 marzo del '44 abbatte un P38 Lightning, bimotore americano veloce e potentemente armato. Il 25 maggio dello stesso anno, a Cascina Vaga risuona l'allarme: il G-55 di Orsolan e altri nove vanno a intercettare uno stormo di bombardieri che dal mar Tirreno puntano sulla Lombardia. Si tratta di B24 Liberator, scortati dai soliti P38. A cinquemila metri di altitudine, si accende la battaglia: cadono un Lighting e il Centauro di Orsolan, che precipita nei pressi di Travo-Bobbiano (Piacenza). Per il giovane asso non c'è nulla da fare. I caccia vengono ritirati da Cascina Vaga pochi giorni prima dei micidiali attacchi di settembre su Pavia, con effetti devastanti per la popolazione. Ci ritornano, per così dire, a buoi scappati (anche se va detto che tale era la superiorità aerea di americani e inglesi che quel pugno di aerei ben poco avrebbe potuto fare per opporsi efficacemente ai raid sulle città). I G55 perduti nei cieli vengono sostituiti da Me 109 serie G di fabbricazione tedesca, mentre la scarsità di benzina avio e lo strapotere alleato rendono sempre più ardua la lotta. «Al momento della ritirata e della resa, nella primavera del '45, i tedeschi probabilmente fecero saltare con l'esplosivo le opere in calcestruzzo – spiega Andrea Scagni, vicesindaco di Arena Po – ma qualcosa ha resistito e ancora oggi, a distanza di settant'anni, ricorda quella pagina di guerra che ci tocca così da vicino». (r.lo.)