Motivazioni prima sentenza, lunga attesa

La prima sentenza sul caso ex Fibronit risale al 19 luglio 2013. Gli ex amministratori dello stabilimento Claudio Dal Pozzo, 74 anni, e Giovanni Boccini, 74 anni, di Alessandria, erano stati condannati in abbreviato a 4 anni. Il giudice si era preso 90 giorni per le motivazioni, ma a distanza di oltre un anno il deposito non è ancora avvenuto. Un ritardo che l'Avani lamenta come un «eccessivo prolungamento del primo grado di giudizio» che impedirebbe di accedere ai gradi successivi «con il rischio, per le parti civili, di vedere vanificate dalla prescrizione le proprie aspettative». Il processo di primo grado deve peraltro ancora concludersi per altre sette persone: Domenico Salvino, 70 anni, residente a Torino, Teodoro Manara, 78 anni, di Castiglione Torinese, Michele Cardinale, 72 anni, residente a Pino Torinese, Lorenzo Mo, 68 anni, residente ad Asti, Guglielma Capello, 76 anni, di Castiglione Torinese, Maurizio Modena, 61 anni, residente a Redavalle e Alvaro Galvani, 67 anni di Viguzzolo. Dino Augusto Stringa, 90 anni di Pavia, era stato ritenuto incapace di sostenere il processo. L'ultima udienza, che si è svolta il 21 giugno scorso, è stata aggiornata al 24 ottobre per consentire ai consulenti tecnici di completare il lavoro. Nel processo sono stati infatti disposte due perizie. Una, affidata al professore di Milano Renato Wegner, dovrà ricostruire la storia della cementifera, il processo produttivo e la gestione dello stabilimento. La seconda riguarderà l'esame delle cartelle cliniche di centinaia di persone morte a causa dell'esposizione all'amianto, e quindi relativa all'accusa di omicidio colposo. Per questa perizia sono stati nominati tre esperti, tra cui il medico legale di Pavia Antonio Osculati. (m. fio.)