Carabiniere uccide rapinatore in manette «Colpo accidentale»

NAPOLI Lo stava ammanettando mentre stringeva la sua pistola d'ordinanza. Al malvivente che poco prima aveva rapinato l'automobile ad una coppia di giovani, insieme ad altri due complici, aveva intimato di sdraiarsi a terra, faccia in giù. Fasi, queste, durante le quali è partito accidentalmente dalla pistola del carabiniere, un colpo che ha ucciso il rapinatore Antonio Mannalà. Ora il militare è indagato per omicidio colposo. È accaduto tutto la scorsa notte, a Cardito, provincia di Napoli. Non era solo, Mannalà, quando ha rapinato l'auto. Con due complici - uno dei quali arrestati ed un altro ricercato - ha puntato l'arma contro il viso della ragazza per costringerla a scendere dall'auto. Poi l'ha anche palpeggiata, prima di fuggire. Una fuga, quella iniziata da Casalnuovo di Napoli, a bordo della Renault Clio rubata, terminata a Cardito. È lì che i rapinatori hanno deciso di proseguire a piedi in tre direzioni diverse. Scattati i controlli dopo la segnalazione alle pattuglie dei carabinieri in servizio nella zona, il militare che inseguiva Mannalà è riuscito ad avvicinarsi al fuggitivo e gli ha intimato di sdraiarsi con la faccia rivolta a terra per ammanettarlo. È stato in questi momenti che, secondo la ricostruzione dei militari, è partito il colpo che ha ucciso Mannalà, 27 anni il prossimo 7 agosto e papà di tre figli, una bimba di sei anni e due maschietti più piccoli. Ci sono immagini dei circuiti di videosorveglianza che raccontano le fasi finali dell'inseguimento. E ci sono anche alcuni testimoni. «Il militare era sotto choc dopo che è partito lo sparo - racconta una signora che vive nella strada di Cardito dove il rapinatore è morto - Io gli ho portato una coperta, abbiamo chiamato noi sia i carabinieri che l'ambulanza, arrivata dopo un po'. Ma non c'è stato nulla da fare. Ricordo che il rapinatore prima di morire non ha fatto altro che ripetere "non ho fatto niente, non ho fatto niente"». Sia le immagini che le testimonianze che la relazione fatta dal carabiniere sono state esaminate: da qui la decisione del procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, di iscrivere nel registro degli indagati per omicidio colposo il militare che ha colpito accidentalmente Mannalà. Centrale, per il riconoscimento dei tre malviventi, anche il contributo delle vittime che hanno riconosciuto sia Mannalà - già noto alle forze dell'ordine per violazione alla legge sugli stupefacenti, contrabbando di sigarette ed evasione dai domiciliari - che Domenico Gallo, 25 anni, anche lui già schedato per furto e ricettazione. E mentre il terzo rapinatore è ricercato, i carabinieri hanno trovato su un lato della strada di Cardito dove il rapinatore è morto, una pistola: è simile ad una calibro 9 ma è un'arma "scenica", priva del tappo rosso.