Renzi: «Fare le riforme a ogni costo»

di Gabriele Rizzardi wROMA «Avanti sulle riforme, costi quel che costi. L'Italicum cambierà al Senato». Nel giorno in cui la Giunta per il regolamento di palazzo Madama stabilisce a maggioranza (10 voti a favore, 4 contrari) che è «legittimo» l'utilizzo del "canguro" anche per le leggi costituzionali e Pietro Grasso promette che la tecnica antiostruzionistica che permette di far decadere emendamenti analoghi sarà applicata con «buon senso». E Matteo Renzi fa capire che nella legge elettorale saranno introdotte le preferenze mentre incassa il primo, decisivo, via libera al Senato non elettivo. L'Aula di palazzo Madama ha infatti bocciato un emendamento di Augusto Minzolini che riproponeva il bicameralismo perfetto e l'elezione del Senato a suffragio universale. I sì sono stati 117 (di cui 14 dissidenti del Pd, 15 frondisti di Fi, 8 di Gal, 3 di Pi e 2 Ncd), i no 171 e 8 gli astenuti. Forza Italia ha votato contro la proposta Minzolini assieme alla maggioranza (Pd, Ncd, Sc, Pi) e per il patto del Nazareno è stato un altro scoglio superato. Ma l'ex direttore del Tg1 si mostra soddisfatto: «Il dato politico è che Renzi e la maggioranza sulle riforme non hanno i due terzi. E noi chiederemo il referendum». Le votazioni sono proseguite anche ieri in un clima di grande tensione. Un emendamento che proponeva l'abolizione del Senato è stato bocciato con i voti della maggioranza tra le proteste dell'opposizione, che vuole mantenere il Senato elettivo ma ieri ha votato a favore della sua soppressione. La tecnica del "canguro", che secondo il regolamento non potrà essere utilizzata anche alla Camera, è stata applicata anche su un emendamento di Sel (riduzione del numero dei parlamentari) che è stato bocciato ed ha fatto decadere altri 38 emendamenti analoghi. Ma non è finita. La maggioranza ha detto no agli emendamenti "burla" che chiedevano di rinominare in vari modi il Senato: Gilda, Dieta degli eletti, Curia nazionale, Bulé. La maggioranza tira dritto e grazie al "canguro" (ieri ne è stato portato un uno di peluche in aula) ha "saltato" 450 emendamenti nel solo pomeriggio. La tabella di marcia è rispettata e Renzi ripete che non intende arretrare di un millimetro. «Le riforme non sono il capriccio di un premier autoritario. Ma l'unica strada per far uscire l'Italia dalla conservazione, dalla palude. Io non lascio il futuro ai rassegnati. Approveremo la riforma in prima lettura, nonostante le urla e gli insulti di queste ore» dice il premier, che fa un pubblico elogio ai senatori che subiscono l'ostruzionismo di «una piccola parte dei loro colleghi» e stanno dimostrando «il senso delle istituzioni più straordinario che si possa chiedere». Poi, in un tweet, aggiunge: «Mentre loro hanno finito il tempo, noi non abbiamo finito la pazienza. Grazie ai senatori che stanno sostenendo questa riforma». Ma il premier parla anche di legge elettorale. E a chi contesta le liste bloccate fa capire che presto arriveranno le preferenze. «Legge elettorale dei sindaci: un vincitore - eventualmente con ballottaggio - che ha i numeri per governare. L'Italicum va in questa direzione. È stato già approvato alla Camera. Sarà modificato dal Senato e diventerà legge definitivamente». Renzi si prepara a parlarne con Berlusconi? Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S), prova a "scavalcare" il leader di Fi e punta a stabilire un canale diretto con il premier. «Renzi vuole che ci sia subito un governo che governi e noi glielo concediamo accettando la legge in funzione per i sindaci: primo turno proporzionale e ballottaggio tra i primi due classificati (e non tra le due coalizioni n.d.r.). In cambio, chiediamo l'introduzione delle preferenze e l'esclusione dal Parlamento dei condannati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA