GLI IRTI COLLI DEL CALVARIO FERRARISTA

di STEFANO TAMBURINI Ogni Gran premio è una sorta di scalata al Tourmalet o allo Zoncolan, irti colli di un calvario triste e al momento senza traguardo. La stagione della Ferrari, tappa dopo tappa, ormai è così: la sostanza è quella richiamata con poca eleganza dalla "dotta" citazione dell'ingrato ex Niki Lauda o quella della Corazzata Potemkin del ragionier Ugo Fantozzi. Tutto rimanda alla consistenza della macchina, una fra le peggiori nel lungo e glorioso cammino di Maranello. Per trovare stagioni buie come questa bisogna andare alle epoche pre-Schumacher e le cronache di allora ci raccontano di un percorso tormentato prima di riscoprire le gioie di un trionfo. L'amara certezza di un'annata con zero tituli, intesa come neanche un Gp vinto, porta a guardare con preoccupazione all'epoca più buia, appunto quella di inizio anni novanta, quando trascorsero ben 59 gare senza successi, dall'ultimo trionfo di Alain Prost nel 1990 in Spagna a quello di Gerhard Berger nel 1994 in Germania. Ora, il fatto che l'ultimo successo in Rosso – Fernando Alonso, 2013 – sia stato proprio in Spagna, aggiunge solo un'antipatica concidenza; il vero problema è la mancanza di una vera strategia. Fino a oggi a salvare la Ferrari dal disastro completo è stato proprio Nando, ma i piazzamenti a metà zona punti appaiono il massimo di ciò che alla Rossa possano aspirare in questa fase. Poi, certo, potrebbe anche capitare anche un miracolo fra un megaautoscontro alla prima curva, un paio di danze della pioggia e qualche cambio gomme azzeccato fra una safety car e l'altra. Ma la sostanza non cambierebbe: la crisi è strutturale e in questi casi è bene non coltivare illusioni, almeno in tempi stretti. La nottata, insomma, appare lunga da passare ma basterebbe un segnale che faccia capire che è finita la fase dell'andare a tentoni. Quella, per capirci, fatta solo di annunci di aggiornamenti, che Gp dopo Gp, non fanno che peggiorare le cose: la Ferrari ora è addirittura quarta fra i Costruttori, insididata perfino da Force India e McLaren, altra nobile decaduta in attesa del prossimo matrimonio con la Honda. Già, dal prossimo anno, nel Circus ci sarà anche un altro grande fornitore di motori. Uno stimolo in più per porre fine al tormento di questa scalata annaspante. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA