Comuni, in tre anni tagliati 10 milioni

MORTARA Nella prima parte del 2014 (dati del ministero delle Finanze al 15 luglio) crollano le entrate dei principali comuni lomellini per quanto riguarda i soldi dati dallo Stato. Un crollo rispetto al luglio 2011, quando la crisi economica era già iniziata ma era solo agli albori l'epoca dell'austerità imposta dai governi con oltre il 70% in meno di fondi erogati. Negli otto principali centri lomellini in quattro anni i Comuni hanno dovuto cambiare il loro modo di fare i bilanci dato che in tutto hanno in tasca oltre 10 milioni di euro in meno. Una situazione che a cascata si ripercuote sui cittadini, che pagano sempre più tasse (ad esempio a Mortara la pressione fiscale media pro capite è passata da 372 euro nel 2010 a 544 nel 2014, ma ha avuto picchi superiori nel 2012), e vedono i Comuni tagliare sempre di più su servizi ed opere di investimento. C'è infatti una legge europea, il patto di stabilità, che regola in maniera ferrea la possibilità di spesa dei municipi. La Lomellina è piena di Comuni che chiudono con avanzi di bilancio che però non possono usare - altrimenti sforerebbero i vincoli matematici del patto - per nuovi investimenti in opere pubbliche. Il caso limite è quello di Sannazzaro che riceve soldi come compensazione ambientale dall'Eni, però non li può spendere come vuole. E'anche vero che le entrate dallo Stato rappresentano una fetta che varia tra il 6% e il 10% di bilanci comunali. Pur essendo una percentuale ridotta però e è una parte fondamentale delle spese pubbliche. Questo perchè i municipi per funzionare e garantire i servizi fondamentali ai cittadini hanno costi fissi - in termini tecnici le spese correnti - che rappresentano tra il 65 e il 70% del bilancio. Poi ci sono le spese in conto capitale, ovvero gli investimenti in opere pubbliche, cultura, verde pubblico e in parte anche il sociale, che sono il 15% del bilancio, la restante parte sono altri tipi di spese che non rientrano in queste due maxi categorie. Inevitabilmente, se arrivano meno soldi dallo Stato, si taglia dove si può, quindi nelle spese in conto capitale. Sostanzialmente questo tipo di spese sono il braccio operativo delle amministrazioni politiche locali che, almeno un tempo quando c'erano più soldi, sceglievano che opere realizzare e che progetti culturali avviare. Ora tutti tagliano su tutto. Vigevano e Mortara fanno meno cantieri, Garlasco ha dovuto chiedere una deroga per completare la palestra delle elementari, Robbio sta andando a caccia di tutti i crediti per far quadrare il bilancio. «Porterò in piazza questi dati e li farò vedere alla gente così che capiscano perchè a Mede negli ultimi anni abbiamo raddoppiato le tasse» sottolinea il sindaco medese Lorenzo Demartini. «L'unico modo per andare avanti è cercare di tagliare dove possibile e poi aumentare le tasse: non ci danno scelta» evidenzia il vicesindaco di Mortara, Fabio Farina. Lo stesso vale per tutte le altre amministrazioni comunali. Non solo per le più grandi, ma anche per gli enti locali di minori dimensioni che però da quest' anno rientrano tra quelli obbligati al rispetto del patto di stabilità. Sandro Barberis