Botte all'arrestato, assolti i carabinieri

di Filiberto Mayda wVOGHERA Ha ragione il Liga: i duri hanno due cuori. Ed è stato uno di questi cuori a far scoppiare in lacrime uno dei sei carabinieri vogheresi accusati di aver preso a botte, all'interno della caserma di via Verdi, un automobilista arrestato in autostrada. Erano, quelle di questo maresciallo, uno degli investigatori migliori dell'Arma pavese, lacrime di liberazione: ieri pomeriggio il presidente del tribunale di Pavia, Stefano Scati, ha infatti assolto lui e gli altri cinque militari da una delle accuse più infamanti per un servitore dello Stato. Assoluzione dall'accusa di lesioni personali «perché il fatto non sussiste», assoluzione di conseguenza anche dall'imputazione di omissione di atti d'ufficio. Piangevano i carabinieri, ma piangevano anche gli avvocati difensori, hanno pianto anche moglie e figli quando hanno saputo della sentenza. Una decisione che chiude, seppure non definitivamente (la procura potrebbe anche proporre appello), una lunga vicenda e un incubo per i sei carabinieri Marco Iachini, Cirino Turco, Massimo Bergozza, Nicola Sansipersico, Umberto Cardillo e Giuseppe Spoto. Incubo iniziato il 5 maggio del 2009 quando una pattuglia dell'Arma tenta di fermare al casello autostradale di Casei Gerola tal Luciano Diaz, che quel giorno si era appena esibito come gaucho al Ranch di Voghera. L'uomo salta il posto di blocco, probabilmente perché ubriaco, ma viene fermato all'altezza di Castelnuovo Scrivia. Lì esce dall'auto armato di coltello. Ne nasce uno scontro con i carabinieri dove Diaz resta ferito, come feriti saranno i carabinieri. Viene condotto in caserma dove, secondo la sua denuncia, sarebbe stato selvaggiamente percosso, al punto che le lesioni, più avanti, provocheranno il distacco di una retina. Storie, secondo i carabinieri, bugie ribadiranno gli avvocati difensori. Diaz avrebbe inventato tutto per vendicarsi delle botte ricevute in autostrada. Si va davanti al giudice, ma il Gup respinge la richiesta di processo, la Cassazione impone che si faccia. Ne nasce anche un caso politico, la vicenda della morte di Stefano Cucchi è sullo sfondo. Insomma, si arriva al processo. La svolta, probabilmente, è nella testimonianza dello stesso Diaz, che risulta, secondo le difese, poco credibile e contraddittoria. Ma ci sono anche perizie medico legali e testimoni che fanno traballare la sua versione. Si aggiunga il fatto che i sei carabinieri hanno un curriculum praticamente perfetto, gente per bene, certamente non violenta. Ma le ragioni di questa assoluzione si sapranno solo tra novanta giorni, quando saranno depositate le motivazioni della sentenza. @filibertomaida ©RIPRODUZIONE RISERVATA