Mose, sì della giunta all'arresto di Galan

di Maria Rosa Tomasello wROMA Dalla giunta per le autorizzazioni «mi aspetto di essere giudicato prima che da politici, rispetto alla sussistenza o meno del fumus persecutionis, da uomini e donne» aveva detto nei giorni scorsi Giancarlo Galan. «Non ho mai preso un euro» aveva ripetuto più volte l'ex ministro e maggiorente di Forza Italia, nonostante l'accusa infamante di corruzione mossa contro di lui dalla procura di Venezia nell'inchiesta sullo scandalo Mose: corruzione, per aver ricevuto in una decina d'anni «uno stipendio annuo da un milione di euro» dal Consorzio Venezia Nuova per agevolare l'iter dell'opera e favorire alcune imprese. Nel suo personale giovedì di passione, l'ex governatore del Veneto, deputato e presidente della commissione Cultura di Montecitorio, ha aspettato la decisione a Padova, a casa. È qui che a metà pomeriggio lo ha raggiunto la notizia: i colleghi chiamati a decidere il suo destino non hanno creduto a una ostilità dei magistrati nei suoi confronti, votando a maggioranza per l'arresto. Con 16 voti a favore e 3 voti contrari, la giunta consegna dunque il dossier Galan all'aula di Montecitorio, che sarà chiamata a esprimersi in via definitiva martedì prossimo, 15 luglio, alle 17. «Purtroppo l'esito del voto era stato ampiamente annunciato - commenta con amarezza in serata l'ex ministro - Ho voluto credere fino in fondo che valutare in merito alla libertà di una persona prescindesse da orientamenti politici. Così non è stato, non posso che prenderne atto con sconcerto. Resto fiducioso che i colleghi d'aula abbiano letto la documentazione che ho prodotto e votino secondo coscienza, personale. Io sono innocente. Non smetterò di ripeterlo». «È la conferma della solidità e serietà di un'indagine condotta senza pregiudizi né accanimenti - dichiara dal canto suo il procuratore aggiunto Carlo Nordio - Nessuna esultanza, ma solo la serena consapevolezza che la legge è uguale per tutti». Dopo aver confidato nella commissione, Galan affida ora le sue ultime speranza all'emiciclo. «In giunta non si è fatta l'ipotesi di voto segreto, ma fuori ho sentito che alcune forze politiche potrebbero avanzare la richiesta» sottolinea Rabino appena le prime voci cominciano a circolare. Il fascicolo è stato «molto approfondito in un clima sereno» tiene a dire, ma «io ritengo sia il caso di riflettere sull'immunità parlamentare, che va superata come oggi è congegnata». A favore della custodia cautelare si esprimono Scelta civica, con lo stesso Rabino, Pd, Lega, Sel e M5S. Contrari sono Forza Italia, Ncd e Psi. Il presidente Ignazio La Russa non vota. Prima del voto finale, la commissione respinge con 14 voti la richiesta avanzata dal socialista Marco Di Lello, di rimettere gli atti ai magistrati, perché motivino la richiesta sulla base delle nuove norme sulla custodia cautelare. «Qualcuno sosteneva che il risultato fosse scontato, non è stato così - dice La Russa, spiegando che la commissione ha lavorato con «grande attenzione» facendo «un approfondimento» delle carte, una vera e propria montagna di documenti, oltre 160mila pagine, comprese le 500 pagine presentate dall'ex ministro durante la sua audizione del 25 giugno. «Il nostro compito è accertare che se ci sia un intento persecutorio verso un parlamentare: posso affermare che nel caso Galan non si ravvisa - dice la deputata Pd Sofia Amoddio, ricordando che, a differenza di quanto lamentato da Galan, «nessun pm ha l'obbligo di interrogare la persona su cui svolge indagini» fino al momento in cui l'indagato «riceve l'avviso di conclusione indagini». Nella sua storia la Camera ha votato per sei volte l'autorizzazione all'arresto: l'ultima è stata il 15 maggio scorso, con il sì che ha aperto le porte del carcere al deputato Pd Francantonio Genovese. ©RIPRODUZIONE RISERVATA