«Ecco perché c'era il mio dna» Bossetti racconta la sua verità

BERGAMO È durato circa tre ore l'interrogatorio di Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Assistito dai legali Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, il 44enne operaio edile ha risposto alle domande del pm di Bergamo Letizia Ruggeri. Secondo le indiscrezioni trapelate l'uomo non avrebbe fornito, diversamente da alcune ipotesi giornalistiche, nessun nome di eventuali persone coinvolte nell'omicidio della 13enne di Brembate Sopra, mentre verrà ripetuto, su richiesta della difesa, l'esame del Dna, esame considerato la «prova regina» da parte dell'accusa, assolutamente certa di avere incastrato il vero killer. Nel corso dell'interrogatorio Bossetti avrebbe proposto un'ipotesi alternativa a quella della procura per la presenza delle macchie di sangue sui vestiti di Yara Gambirasio. Lo hanno sostenuto i suoi legali spiegando che il loro assistito «ha tenuto a chiarire una serie di aspetti relativi a illazioni e particolari inerenti la sua vita privata usciti in queste settimane sulla stampa: come per esempio relative all'eccessiva frequentazione di centri estetici. Illazioni che Bossetti avrebbe cercato di contestare ritenendole non veritiere. A sentire gli avvocati, insomma, il muratore finito in manette come l'assassino della ragazzina, avrebbe risposto a tutte le domande del pubblico ministero. E l'argomento "Dna" non sarebbe stato al centro dell'interrogatorio. Tuttavia avrebbe proposto «una risposta alternativa rispetto a quella adombrata dalla procura per la presenza delle sue tracce biologiche sugli indumenti di Yara, ma per il momento la questione è protetta da segreto istruttorio», hanno spiegato e ribadito i difensori dell'uomo. «Bossetti continua a proclamarsi innocente e nomi non ne ha fatti», hanno detto ancora i legali «e anche per noi resta innocente. E' il classico uomo tutto casa, famiglia e lavoro». «Comunque questa è una indagine pazzesca e non possiamo credere di poterla smontare in una settimana», ha aggiunto l'avvocato Salvagni lasciando il carcere bergamasco dopo il primo faccia a faccia tra Bossetti e il pm. A chiedere l'incontro era stato lo stesso Bossetti dopo avere rifiutato i due interrogatori precedenti.