Omicidio Gambirasio Bossetti cambia idea «Voglio vedere il pm»

MILANO Massimo Giuseppe Bossetti passa al contrattacco e decide di affrontare chi l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Dopo due «non ho nulla da dire» davanti al pm di Bergamo Letizia Ruggeri, titolare delle indagini per omicidio volontario aggravato dalle sevizie e crudeltà e dalla minorata difesa, il muratore che si trova in carcere in isolamento da venti giorni, ha deciso di rispondere alle domande. Ed è la prima volta che affronta un interrogatorio investigativo, che va bene al di là di quello sostenuto davanti al gip Ezia Maccora per la convalida del fermo, necessariamente limitato alle circostanze contenute nell'ordinanza cautelare. Forse spiegherà la sua ipotesi su come il suo Dna sia finito sul corpo di Yara: portato da qualcuno che ha utilizzato dei suoi attrezzi di lavoro rubati? Oppure sosterrà che non ha idea su come ci sia finito ma insisterà su quell'epistassi (ovvero perdita di sangue dal naso) di cui soffre frequentemente, circostanza confermata anche dalla moglie? Quel Dna, per la scienza certamente dell'ex Ignoto 1, costituisce l'architrave dell'accusa e anche i difensori di Bossetti, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, fino ad ora non ne hanno contestato la validità. «Vuole dare il suo contributo alla verità, ma non può confessare un delitto che non ha commesso», spiegano gli avvocati. «Provato da 20 giorni di isolamento - dicono - ma combattivo nel voler dimostrare che con questa vicenda non c'entra nulla». Le indiscrezioni sul fatto che non siano suoi i peli trovati sul corpo della ragazza possono averlo confortato. Ma si tratta solo di indiscrezioni su una consulenza dell'Università di Pavia, non ancora depositata. Un professore dell'Ateneo aveva pubblicamente dichiarato che i peli appartenevano a Ignoto 1, salvo poi correggersi, ed erano seguite smentite fatte trapelare da ambienti giudiziari bergamaschi. A metà della settimana prossima dovrebbero cominciare le analisi sui reperti prelevati dalla Volvo di Bossetti e a bordo del suo autocarro dai Ris di Parma: peli, polveri e altro materiale che è stato rilevato dal Luminol ma che potrebbe non essere necessariamente sangue. Se lo è e a chi appartiene lo stabiliranno in contraddittorio in consulenti delle parti. Ancora non ci sono i risultati su quelle tracce di Dna trovate sui guanti di Yara, uno maschile e uno femminile. I guanti, durante il rapimento e l'aggressione, sarebbero rimasti nel giubbotto della tredicenne e stabilire a chi appartengono quelle tracce potrebbe essere un'impresa improba, da moneto che potrebbero essere di chi ha maneggiato i guanti all'atto dell'acquisto o ancora prima. Prosegue anche la raccolta di testimonianze per cercare un rapporto di conoscenza tra Bossetti e Yara che, però, continuerebbe a non emergere, soprattutto in relazione al centro sportivo di Brembate, all'uscita del quale Yara scomparve.