Senza Titolo

di Pietro Oleotto wINVIATO A BRASILIA Neppure mamma Nancy avrebbe potuto tracciare una pennellata così incisiva, netta, determinante su Argentina-Belgio. «Con i piedi me la cavo, ma con le mani sono un disastro: per mia madre dipingere è un altro modo di vedere la realtà», svelò qualche mese fa Higuain parlando della sua famiglia e oggi quella una frase suona come una sorta di eredità consegnata a Gonzalo in vista del Mondiale. Ora che il ct Alejandro Sabella ha trovato una risposta convincente anche dal suo centravanti sa che la realtà dell'Albiceleste è quella di un posto tra le grandi qui in Brasile. Prima dell'appuntamento di Brasilia, le cifre erano spietate con l'attaccante del Napoli, autore di appena tre tiri nello specchio della porta. Il punto più basso contro la Svizzera a San Paolo, là dove i gauchos torneranno per la semifinale e dove Higuain è stato tra i peggiori. «Ma io ero tranquillo, lo sono dalla prima partita del Mondiale: sapevo che prima o poi il gol sarebbe arrivato», ha raccontato il giocatore dopo aver ricevuto dalla Fifa il trofeo Budweiser che spetta al termine delle gare al migliore in campo. «Adesso c'è molta gioia e allegria: erano tantissimi anni che non arrivavamo in semifinale. Dobbiamo festeggiare ma non possiamo fermarci sul più bello: ora dobbiamo puntare alla finale», ha aggiunto Higuain lasciando il campo e dopo aver risposto a un appunto sul gioco espresso: «Abbiamo sempre giocato in modo diverso a seconda dell'avversario. L'importante è il risultato, il resto in un Mondiale conta poco». Qualità. Sono parole che inquadrano in modo perfetto il calcio di Gonzalo, finalizzatore spietato, fin dall'inizio della sua carriera. Uno pochi fronzoli e tanta sostanza. Praticamente l'unico punto di contatto con papà Jorge, difensore che era conosciuto per le entrate particolarmente ruvide e le giocate concrete che a un certo punto della carriera mise al servizio del Brest, dove nacque Gonzalo che, per questo, è in possesso anche del passaporto francese. Era soprannominato El Pipa, Jorge Higuain, letteralmente pipa, con una sola "p": difficile capire perché. Qualcuno sostiene che si guadagnò questo nomignolo perché era in grado di guidare la difesa con la pipa in bocca, vista l'esperienza accumulata. Di sicuro il centravanti viene chiamato affettuosamente El Pipita per sottolineare la sua discendenza calcistica: sotto il profilo del gioco, poi, si può dire tranquillante che è abituato a "fumarsi" i difensori. Cannoniere. I suoi numeri sono strepitosi, fin da quando era, giovanissimo, nel River Plate (15 gol in 41 partite), prima di passare nel Real, nel giugno del 2007, a 19 anni. A Madrid, in sei stagioni, 121 reti e 264 partite, quindi l'addio per andare a Napoli, dove – in cambio di 38 milioni – ha sostituito Cavani e messo la firma su 24 centri in 46 gare, sempre tra campionato e coppe. Una macchina. Capace di triturare i difensori col fisico e la tecnica, come se n'è accorto ieri anche Kompany, una delle colonne del Manchester City e del Belgio. Dopo il gol da puro rapinatore dell'area, Gonzalo nella regalato al pubblico anche la giocata più spettacolare dell'intera partita, un tunnel in corsa al centrale belga per portarsi alla conclusione dal limite: traversa. Convivenza. Al di là del risultato, la prestazione di Higuain è stata confortante per l'Argentina in rapporto al gioco espresso da Messi. Era questo uno dei grandi dubbi che tormentavano Sabella e i tifosi. Spazzati. Higuain ha segnato e Leo giocato da gregario, lui che è conosciuto come un divora-centravanti, da Eto'o a Ibrahimovic. E questo particolare può essere anche un campanello d'allarme per il Napoli: ora il Barcellona busserà per comprarlo? ©RIPRODUZIONE RISERVATA