Oltraggio ai pm, Silvio rischia l'incriminazione

NAPOLI Si profila una nuova tegola giudiziaria per Silvio Berlusconi con il rischio di una incriminazione per il reato di oltraggio a magistrato in udienza e la compromissione dell'affidamento in prova ai servizi sociali di un anno per la vicenda Mediaset. Per il nuovo attacco ai giudici sferrato in aula a Napoli, al temine della sua testimonianza del processo a Valter Lavitola, il procuratore Giovanni Colangelo, e i pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, nei prossimi giorni esamineranno il verbale d'udienza per una eventuale iscrizione nel registro degli indagati del leader di Forza Italia. Verbale che dovrebbero anche trasmettere al giudice della sorveglianza di Milano Beatrice Crosti affinchè possa decidere se revocare o meno l'affidamento o inserirlo nel fascicolo dell'ex premier per la valutazione finale del suo percorso di reinserimento. Solo lunedì o martedì prossimi, quando saranno pronte le trascrizioni delle parole esatte pronunciate, si saprà quale sarà la decisione della procura partenopea sull'ultimo affondo di Berlusconi contro le toghe. Affondo arrivato alla fine di una deposizione in cui l'ex Cavaliere aveva mostrato segnali di insofferenza. Prima di concludere, rivolgendosi al presidente del collegio Giovanna Ceppaluni, è partito il fuori programma: «Non riesco a capire le ragioni di queste domande», ha fatto notare. «Non c'è proprio alcun bisogno che lei capisca», è stata la replica del presidente. Poi la reazione, dettata forse da una rabbia a lungo trattenuta: «La magistratura - ha alzato i toni Berlusconi - è incontrollata, incontrollabile, irresponsabile e ha l'impunità piena». Quasi certamente, qualora le trascrizioni del verbale dell'udienza di giovedì venissero trasmesse al giudice Crosti o sia lei stessa a richiederle, finiranno nel suo curriculum di «condannato» per essere «oggetto di valutazione» in vista dell'esito finale della prova o quanto meno della concessione dei 45 giorni di liberazione anticipata. E questo perché il tribunale di Sorveglianza, nel concedere all'ex premier l'affidamento aveva fissato alcune prescrizioni tra cui quella di evitare dichiarazioni offensive nei confronti dell'ordine giudiziario. Non la pensa così uno dei suoi difensori, il professore Franco Coppi, secondo il quale Berlusconi «se ha fatto queste dichiarazioni mi pare sia stato tirato per i capelli». Il legale, aggiungendo che «poteva esserci un pò più di garbo» da parte dei giudici, ha parlato di «reazione umana» da parte del suo cliente e ha affermato di non credere che ci possa essere alcun «rischio» per quanto riguarda l'affidamento.