Berlusconi testimone attacca la corte

di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI Quando i giudici erano ancora riuniti in camera di Consiglio per decidere in quale veste ascoltarlo, Silvio Berlusconi era da poco arrivato in città in aereo, e scortato dai carabinieri. A Napoli si celebra il processo sulla presunta tentata corruzione da parte di Valter Lavitola, il faccendiere ed ex direttore dell'Avanti che avrebbe procurato a Impregilo, dietro denaro, alcuni appalti pubblici a Panama. I giurati della sesta sezione penale del tribunale alla fine decidono di interrogate l'ex premier in qualità di testimone e non di imputato. Quanto basta per trasformare l'udienza in uno scontro tra il leader di Forza Italia e il presidente del collegio Giovanna Ceppaluni. «La magistratura in Italia è incontrollabile, irresponsabile e gode di una piena immunità» sottolinea con voce ferma Berlusconi. «È ancora tutelata dal codice» gli risponde il giudice. Mentre il pm Vincenzo Piscitelli, dal banco dell'accusa, scatta in piedi rivolgendosi alla Corte: «Questo non lo posso accettare». Sono i primi fuochi di uno show in aula giudiziaria in cui Berlusconi non ha voluto le telecamere e si è trovato al cospetto dell'imputato e amico (forse ex) Lavitola, rinchiuso a Poggioreale. «Non capisco le motivazioni di queste domande» tuona Berlusconi. «Non c'è alcun bisogno che lei le capisca. Funziona così» gli risponde a tono la Ceppaluni. Il dibattimento è entrato poi nel merito della tentata corruzione, ed è inevitabilmente atterrato a Panama, su quell'ospedale il cui appalto doveva finire nelle mani di Impregilo. «Sapevo della costruzione di un ospedale da parte di Impregio, cosa che mi pare molto lodevole e buona - ha detto il Cavaliere. Ne ho appreso a una cena ufficiale a Panama, dissi che potevo mettere a disposizione mobili e arredo. Chi dona è più fortunato di chi riceve. La mia famiglia destina il 10 per cento a opere di beneficenza». Sulla sua presunta promessa di costruire personalmente un ospedale nello Stato dell'America Centrale, secondo il pm confermata anche da comunicati stampa del governo panamense, l'ex premier in aula ha respinto la notizia e sottolineato di non aver mai fatto promessa, limitando un suo interesse alla «partecipazione per l'arredamento». E ha aggiunto: «Sono stato un ambasciatore che non porta pena», prima di raccontare che Lavitola «era legato molto al presidente (di Panama, ndr) Ricardo Martinelli, era considerato un amico». E ancora. «Non so come sia diventato amico. Aveva una grande capacità di relazione, come ho verificato di persona anche in Brasile. Era anche molto amico di Lula, a un pranzo ufficiale, io ero a sinistra di Lula e accanto a me c'era Lavitola, lui era il protagonista dell'informazione politica, ottimo giornalista e particolarmente informato su cosa si nascondeva dietro la politica. Aveva amicizie con la mia compagine politica, come con Coluzzi, Cicchitto, Frattini». Alla fine dell'udienza Berlusconi ha voluto consegnare al giudice l'attestato del giuramento dei testimoni, a vetro e incorniciato. «Affinché il decoro della giustizia italiana sia tutelato…» ha commentato. Poi pranzo napoletano con i legali Cerabona e Ghedini. Ospite al tavolo il parlamentare Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia di Napoli, ritenuto legato alla camorra e più volte indagato, oltre che molto amico dell'ex premier. ©RIPRODUZIONE RISERVATA