Cattaneo e Depaoli non vogliono alleati

di Linda Lucini wPAVIA Il no sembra proprio secco e di apparentamenti non se ne parla, nè per Alessandro Cattaneo nè per Massimo Depaoli. Per il sindaco uscente non ce ne sono le possibilità: tutta la campagna elettorale si è giocata 8 candidati contro uno e in vista del ballottaggio nessuno dei suoi sfidanti sembra aver cambiato idea. «Alleanze non sono all'ordine del giorno – dice Cattaneo – Mi rivolgo a tutti gli elettori: ai grillini, a chi ha votato Fraschini e Niutta e anche a chi ha votato Pd sull'onda di Renzi perchè sono convinto che l'innovazione passa più dal governo cittadino che altrove». Diversa la situazione per il prof del Pd che, dopo aver incassato lunedì sera il sostegno di Massimo Dagrada, potrebbe avere qualche opportunità di alleanza con Cristina Niutta e con Walter Veltri. Ufficialmente nessuno si espone, ma è lo stesso Depaoli a troncare il discorso: «Gli elettori non capiscono gli apparentamenti e poi decidono con la loro testa. Nessun disprezzo per gli altri, ma credo che la chiarezza della idee sia fondamentale». La segretaria cittadina Angela Gregorini premette: «Siamo apertissimi», ma poi aggiunge: «Le persone che pensano che ci sia un'alternativa a Cattaneo non possono che votare Depaoli. Nella scelta non c'è dubbio». I dubbi invece ci sono in casa del gruppo «Insieme per Pavia» che oggi si ritroverà per decidere il da farsi. Da un lato c'è Veltri che dichiara: «A me interessa che perda Cattaneo e che ci ritrovi su alcuni punti programmatici e su questo ci confronteremo». Dall'altra Giovanni Giovannetti che si schiera per l'apparentamento: «Pur di mandare a casa Cattaneo e i suoi, voto Depaoli tutta la vita. Anzi dirò di più: propongo un governo di salute pubblica con Niutta e Fraschini per un'alleanza di tutte le forze che hanno fatto della legalità una bandiera». «Ho una storia politica ben diversa da quella di Giovannetti – risponde Niccolò Fraschini – ma dico no. Per noi la sfida è finita. Non solo non faremo apparentamenti, ma neppure dichiarazioni pubbliche a favore di nessuno dei candidati. So che con un apparentamento tornerei in Consiglio ma preferisco perdere un seggio che perdere la faccia». «Per il momento spero si possa fare un governo politico per migliorare Pavia più che di salute pubblica», replica Cristina Niutta che boccia ogni possibilità di intesa con Cattaneo («Sono uscita dalla porta lasciando una poltrona, non rientro dalla finestra») ma guarda con attenzione cosa succede in casa Pd: «Credo che non mi verranno a cercare, ma se mi verrà prospettato e se qualcosa del mio programma si potrà condividere ci penserei per poter dare un cambio di metodo». Vista quindi l'impossibilità di recuperare voti grazie all'appoggio dei candidati esclusi, i due sfidanti vanno a testa bassa a rincorrere i loro elettori. Cattaneo per vincere deve riportare i suoi oltre 18mila elettori al voto un'altra volta, pena regalare il doppio del vantaggio a Depaoli mentre quest'ultimo deve puntare al recupero dei voti dati alle liste della sinistra e a quei 4mila elettori pavesi che alle europee hanno scelto Pd, ma che al voto in città hanno fatto la croce su Cattaneo. Entrambi poi devono tentare la difficilissima sfida di strappare il consenso di chi ha votato Movimento 5 Stelle facendo leva solo sul desiderio di mandare a casa uno dei due candidati sindaci. Per ora i due schieramenti serrano le fila. Depaoli lavora sul porta a porta, sui contatti e prepara l'arrivo di Matteo Renzi a Pavia. Cattaneo sul porta porta è uno specialista («Lo faccio da 5 anni«) e poi via con le riunioni a cominciare da quella di coalizione di ieri mattina. Nella serata di ieri si sono ritrovati i candidati delle liste civiche a sostegno del sindaco uscente e domani sera si riuniranno tutti i 180 candidati della coalizione pro Cattaneo. L'ordine di scuderia è per tutti lo stesso: «Impegno totale di tutti», dice Vitorio Pesato. E Vittorio Poma aggiunge: «Bisogna tenere la barra dritta e puntare sulla popolarità di Cattaneo e sulla figura di giovane emergente».