Terrorismo per i no-Tav Vacilla l'accusa più dura

TORINO «Dire che l'accusa di terrorismo sia caduta è quanto meno azzardato». I magistrati di Torino invitano a trattare con cautela il provvedimento con cui l'altra notte la Cassazione ha ordinato un nuovo passaggio al tribunale del Riesame in merito ai quattro giovani simpatizzanti no-Tav di area anarchica detenuti per l'assalto del 14 maggio 2013 al cantiere di Chiomonte. La Suprema Corte ha rinviato la palla ai giudici subalpini, ma le toghe, nel capoluogo piemontese, sottolineano che «non si conoscono ancora le motivazioni». Può darsi, dunque, che l'ipotesi di terrorismo sia valida e che sia soltanto necessario puntellarla con qualche altra argomentazione. Il popolo no-Tav, comunque, esulta. «L'estrema forzatura dei pm con l'elmetto va in pezzi se giudicata fuori dalle mura amiche di Torino», dice il sito Notav.info in una nota che tira in ballo i due magistrati a capo delle indagini, Antonio Rinaudo e Andrea Padalino. «La Cassazione ha riportato la Costituzione in Valle di Susa», commenta Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista: «Purtroppo - aggiunge - la procura di Torino agisce a puri fini repressivi, non per garantire la legalità ma per distruggere il movimento no-Tav. Ora le persone ingiustamente incarcerate dovrebbero essere rimesse in libertà». Quella libertà che il 10 maggio a Torino avevano chiesto non meno di 10mila manifestanti arrivati da tutta Italia e, nelle settimane precedenti i tantissimi firmatari di un appello cui aderirono nomi noti della cultura e dello spettacolo come Sabina Guzzanti e Valerio Mastrandrea. Secondo gli inquirenti torinesi l'assalto del 14 maggio 2013, portato avanti da un folto gruppo di attivisti a forza di bengala, petardi e bombe molotov, è da considerare terroristico. Non solo per le modalità paramilitari ma anche perché si è inserito in un lunghissimo elenco di intimidazioni, minacce, sabotaggi. Di questa accusa gli unici quattro giovani identificati (e arrestati il 9 dicembre scorso) dovranno rispondere in Corte d'assise, in un processo che comincerà il 22 maggio. I pm hanno applicato una norma, l'articolo 270 sexies del codice penale, introdotta nell'ordinamento italiano nel 2005 per combattere organizzazioni come Al-Qaeda: un'azione è terroristica quando il suo obiettivo è costringere uno Stato sovrano a fare qualcosa, in questo caso a rinunciare al progetto Tav Torino-Lione. Una costruzione nuova che finora è stata sposata tanto dal gip che ha disposto le catture quanto dal tribunale del riesame che le ha confermate. «Una costruzione che non sta in piedi», invece, secondo gli avvocati dei no-Tav, Claudio Novaro e Giuseppe Pelazza. «Per il momento - spiegano fonti giudiziarie subalpine - l'unica cosa che si può affermare con certezza assoluta è che i quattro indagati restano in carcere. Quanto alla qualificazione giuridica, senza le motivazioni nessuno può affermare che la Cassazione ha cancellato l'accusa di terrorismo». Ma gli avvocati sono ottimisti: «La decisione della Cassazione inciderà positivamente sul processo del 22 maggio».