First lady indignata per le ragazze rapite 007 Usa in Nigeria

di Andrea Visconti wNEW YORK «Un atto privo di qualsiasi scrupolo». Così Michelle Obama ha definito ieri il sequestro di oltre duecento studentesse liceali in Nigeria. I commenti della first lady sono stati pronunciati proprio mentre sbarcava in Nigeria un team di specialisti americani che aiuterà il governo del presidente Goodwill Jonathan a rintracciare le ragazze sottratte alle loro famiglie e rimetterle in libertà. E mentre Amnesty International ha ribadito le accuse contro le forze di sicurezza nigeriane «che hanno permesso che avvenisse un attacco così brutale», anche il Papa ha lanciato il suo appello via Twitter: «Uniamoci tutti nella preghiera per l'immediato rilascio delle liceali rapite in Nigeria» ha scritto, aderendo alla campagna internazionale #BringBackOurGirls. «Come milioni di altre persone al mondo, Barack e io siamo indignati e devastati», ha detto la first lady rivolgendosi agli americani per la prima volta nel tradizionale discorso radiofonico del sabato riservato al Presidente. È stata un'iniziativa della Casa Bianca per dare ulteriore eco internazionale alle violenze che da tempo terrorizzano gli abitanti locali nel più popoloso paese a maggioranza islamica in Africa. Oltre a parlare in radio, Michelle si è anche fatta riprendere con un cartello scritto a mano su cui apparivano le parole "riportiamo a casa le nostre ragazze", una foto che è stata postata su Facebook e su Twitter per diffonderla in modo virale. «In quelle ragazze rivediamo le nostre figlie. Rivediamo le loro speranze e i loro sogni», ha proseguito Michelle parlando dell'angoscia che sentono i genitori delle giovanissime rapite dai terroristi di Boko Haram, un'organizzazione fondamentalista islamica contraria all'istruzione scolastica delle ragazze. «Molti di loro probabilmente avevano avuto esitazioni a mandare a scuola le figlie temendo che sarebbe stato pericoloso. Ma lo hanno fatto ugualmente perché credono nell'importanza di dare loro un'istruzione». Anche la ex first fady, Hillary Clinton, ieri ha fatto sentire la sua voce. «È un atto criminale che merita la risposta più dura possibile, prima di tutto da parte del governo nigeriano», ha detto Clinton, che conosce bene la situazione nel Paese e in Africa in generale, essendo stata il capo della diplomazia americana per quattro anni. Il governo del presidente Jonathan intanto cerca di rassicurare l'opinione pubblica sul fatto che le ragazze sequestrate quasi certamente si trovano ancora nel Paese, e non sono state trasferite al di là del confine, in Camerun. Ma il luogo preciso non lo sa ancora nessuno. È questo il compito principale di un team di un dozzina di esperti americani che ieri hanno iniziato a lavorare in Nigeria per dare supporto al governo. Sono esperti militari in comunicazioni, logistica e intelligence, e lavoreranno dall'interno dell'ambasciata Usa nella capitale Abuja. Al loro fianco opereranno anche 10 esperti di Africom, comando militare Usa di stanza in Africa. Cercheranno immagini satellitari attraverso cui determinare dove vengono tenute le ragazze. Intanto il governo nigeriano offre una ricompensa di 300mila dollari a chi fornirà notizie credibili. ©RIPRODUZIONE RISERVATA