Poletti: «Jobs act, assunzioni più facili»

ROMA «Abbiamo cercato di fare una operazione che rende semplice la possibilità di assumere»: con queste parole il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sintetizza le misure sui contratti a termine e l'apprendistato approvate mercoledì dal Consiglio dei ministri, improntate «a una drastica semplificazione». Le novità del jobs act sull'avviamento, sostiene, riguarderanno 7 assunti su 10: i contratti a termine infatti «rappresentano il 57-58% degli avviamenti, l'apprendistato il 10%». I provvedimenti del governo Renzi sul lavoro sono tutti in dieci articoli. Quattro sono inseriti nel decreto legge, sei nel disegno di legge delega, che conterrà la riforma del sistema delle tutele e degli ammortizzatori sociali e, spiega il ministro, anche una norma che ipotizza la possibilità definire il salario minimo «come indicatore per la contrattazione». «Abbiamo consegnato linee precise – sottolinea – il Parlamento può legittimamente cambiare, ma credo che non si bloccherà il percorso». Una volta entrato in vigore il ddl, il governo avrà sei mesi per i decreti attuativi. Contratti a termine, si cambia. In attesa che il ddl segua il suo iter, sono immediatamente operative le disposizioni inserite nel decreto. I contratti a termine potranno essere prolungati per 36 mesi senza una specifica causale. Finora la durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale non era richiesta la causale (ovvero la ragione dell'assunzione sulla base delle esigenze produttive), era di 12 mesi. Viene cancellata anche l'interruzione di dieci giorni tra un contratto e l'altro, e il contratto a termine potrà essere rinnovato più volte nel limite dei tre anni. «In questo modo – sostiene Poletti – si agevola l'assunzione a tempo indeterminato perché, se un'azienda mantiene al lavoro una persona per tre anni, «è probabile che la stabilizzi». Viene inoltre fissato al 20% dell'organico complessivo il limite dei contratti a termine. Apprendistato più semplice. L'apprendistato avrà meno vincoli dopo che la legge Fornero, nel tentativo di farlo diventare il canale d'accesso privilegiato al lavoro, l'aveva invece irrigidito. Il ricorso alla forma scritta è previsto solo per il contratto e il patto di prova, mentre non sarà più necessario per il piano formativo individuale. Chi vorrà assumere nuovi apprendisti non avrà più l'obbligo di confermare al termine del percorso almeno il 30% di quelli precedenti. Stipendio leggero per i giovani apprendisti: per la formazione la retribuzione non sarà piena, ma pari al 35% del salario. Progetto Garanzia giovani. Di pari passo prenderà il via, il primo maggio, il progetto europeo Garanzia giovani: finanziato con 1,7 miliardi, riguarderà i giovani tra i 18 e i 29 anni, una platea di 900mila ragazzi in Italia, secondo Poletti. Offrirà, entro 4 mesi dalla fine degli studi o dall'inizio della disoccupazione, opportunità di lavoro, formazione o stage. Il ddl delega. Il resto degli interventi per il lavoro viene affidato al ddl delega, che contiene tra l'altro la riforma degli ammortizzatori sociali e l'istituzione dell'Agenzia nazionale per l'occupazione. Il testo indica «la necessità di regolare l'accesso alla cassa integrazione «solo a seguito di esaurimento delle possibilità di riduzione dell'orario di lavoro» e prevede l' «universalizzazione» dell'Aspi (l'assegno per la disoccupazione involontaria), estesa «ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa». Il ddl riordinerà le forme contrattuali, «con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti». Più sostegno alla maternità, con estensione dell'indennità a tutte le categorie di lavoratrici. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA