Ucraina, maratona per fermare le armi

di Maria Rosa Tomasello wROMA La diplomazia internazionale lavora senza sosta a una soluzione pacifica alla crisi ucraina, mentre l'Unione europea annuncia una pioggia di aiuti a Kiev: 11 miliardi di euro nei prossimi due anni. «La situazione è grave, ma tutti siamo d'accordo sul dialogo: si va avanti. Intendiamo continuare il confronto per altri due giorni, per riportare la calma e allentare la tensione» ha detto ieri il segretario di Stato americano John Kerry da Parigi. La Conferenza sul Libano, presente il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, si è trasformata in un vertice sugli sviluppi della situazione sul Mar Nero, mentre oggi a Bruxelles si terrà il summit straordinario dei capi di Stato e di governo: l'ipotesi di sanzioni contro Mosca sembra allontanarsi, intanto la Russia è già pronta a rispondere con la confisca dei beni delle aziende europee e americane. Per riannodare i fili, il primo obiettivo è creare un Gruppo di contatto a cui prendano parte Russia e Ucraina, ipotesi sostenuta soprattutto da Germania e Francia. I rapporti di Washington con Mosca però restano tesi: gli Usa stanno mettendo a punto misure per isolare la Russia, ha minacciato il segretario al Tesoro americano Jack Lew, mentre Hillary Clinton in una riunione a porte chiuse avrebbe paragonato il presidente russo Vladimir Putin a Hitler. Una prima apertura ieri è stata subito archiviata da una smentita. Al termine della girandola parigina di incontri, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha annunciato un accordo con Kerry sulla base dell'intesa del 21 febbraio tra l'ex presidente Viktor Yanukovich e l'opposizione: poche ore dopo, però, una fonte autorevole del Dipartimento di Stato americano ha negato: «Nessun accordo senza un'implicazione diretta dell'Ucraina». Nella tarda serata, la contemporanea presenza di Lavrov e del collega ucraino Andrei Deshizia al Quai d'Orsay, dopo il rifiuto di Lavrov a incontrarlo, ha tenuto con il fiato sospeso gli osservatori per la possibile apertura di un dialogo diretto. «Noi non vogliamo combattere i russi, vogliamo una soluzione pacifica» aveva ribadito Deshizia. L'incontro è saltato, ma Lavrov ha lasciato Parigi annunciando: «I colloqui continueranno». A complicare il quadro, un nuovo fronte di scontro si è aperto tra la Nato e la Russia, dopo che il segretario generale Anders Fogh Rasmussen ha annunciato la decisione di «rivedere le relazioni con la Russia», interrompendo la partecipazione di Mosca alla rimozione delle armi chimiche siriane e rafforzando «lo sforzo per costruire la capacità militare dell'Ucraina». «La Nato viola gli accordi», ha accusato l'ambasciatore Aleksandr Grushko. Ieri, intanto, ha preso il via in Ucraina la missione dell'Osce: sul campo 35 osservatori di 18 Paesi (due gli italiani). ©RIPRODUZIONE RISERVATA